1 maggio 2016

Il gioco di regina, lo stoner dei Kayseren incontra Lewis Carroll

Avete mai pensato ai casi strani della vita? Che so, stai parlando a qualcuno di Alice Nel Paese Delle Meraviglie, finisci ad Attraverso Lo Specchio ed alle nozioni di chimica ivi nascoste (Alice si preoccupa che il latte per la sua gattina Kitty, dall’altra parte, possa non essere buono, a causa della natura di molecola chirale del lattosio...ma non siamo a scuola, approfondite a casa che settimana prossima vi interrogo) e poi scopri che, fra i cd presenti in casa da recensire, hai proprio un disco incentrato sul libro di Lewis Carroll. Un disco di soli tre pezzi (anche se uno vale doppio), ma che riescono a delineare bene ciò che i Kayseren vogliono essere musicalmente.

Il power trio riminese si presenta come influenzato dallo stoner, e il basso distorto con cui si apre Nella tana del bianconiglio ha l’aggressività giusta per calare in questo tipo d’atmosfera. Viene però presto fuori una ricerca melodica, legata anche ad un cantato molto meno sporco di quello a cui si è abituati (l’emulazione di John Garcia è uno degli stereotipi di genere, e non è un male mischiare le carte) e qualche accenno hard rock che rendono il brano orecchiabile e diretto: tutto bene non fosse per la struttura piuttosto piatta della traccia, che la fa scorrere velocemente ma lasciando pochi appigli per l’orecchio, e la presenza di una breve parentesi di calma a metà brano lascia l’impressione di trovarsi a metà strada fra la voglia di spaccare tutto e quella di fare qualcosa di più ragionato.
Il gioco di regina si sposta direttamente verso i progenitori del genere, fregiandosi di suoni sporchi e retrò che rimandano agli anni 60-70, il tutto senza spiccare in originalità ma facendo dondolare piacevolmente la testa. L’ora del tè lascia impressioni simili, ma i vocalizzi esotici di Filippo alla voce in alcuni momenti (gli stessi che, musicalmente, lasciano trasparire più evidente l’influenza dei Qotsa) gli danno quel pizzico di riconoscibilità in più che non può non far piacere...il tutto prima di attraversare lo specchio, introdotti da Alice, e passare al lato oscuro del pezzo. Dopo una breve pausa parte infatti la ghost track, una ballad dai toni vagamente psichedelici che lascia intravedere ancora di più il gusto per la melodia della band ma si adagia in fretta su di un canovaccio ripetitivo che alla lunga stanca.

Lodevole l’idea dietro questo Il gioco di regina, condito da testi e linee vocali azzeccate, meno la realizzazione. Un mondo multiforme come quello di Carroll avrebbe meritato più fantasia creativa nei brani, che seppur piacevoli lasciano trasparire poco della personalità espressiva dei componenti. I Kayseren dimostrano in tre brani di avere le idee chiare su ciò che gli piace, ma di non averle ancora altrettanto limpide riguardo al modo di creare qualcosa di riconoscibile come proprio: se riuscirò cercherò di godermeli dal vivo per vedere se l’impressione cambia, visto che per un altro di quegli strani scherzi del caso passeranno vicino a casa mia nel prossimo weekend. Stefano Ficagna

Tracklist:

1. Nella tana del bianconiglio
2. Il gioco di regina
3. L'ora del tè

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