25 luglio 2010

Irene Grandi riempie la piazza a Novara mettendo d'accordo ragazzi e agès

Che successo il concerto di Irene Grandi di sabato sera a Novara. Lo è stato perché Irene, con la sua musica, è riuscita a catturare l'immaginario collettivo, a piacere ai ragazzi e ai più agés, agli snob e ai pop. Piazza Martiri ha fatto registrare il tutto esaurito, oltre 5.000 le presenze stimate.
Dopo essere tornata sul palco di Sanremo ed aver pubblicato il settimo disco di inediti della sua carriera, Alle porte del sogno, da pochi giorni è partita la seconda parte tour estivo, con un live che abbina le canzoni più recenti ai successi di una carriera che dura ormai da 15 anni.
Il concerto è iniziato puntualissimo alle 21.30 proprio con la sanremese La cometa di Halley, brano dal ritmo martellante e dalla sapiente melodia: nella banalità di una storia consumata, l’aggressiva Irene (pantaloni di pelle, camicia nera a frange e tacco 12) mostra di preferire la fuga nello spazio ai metaforici rubinetti che perdono. Come darle torto.
La scaletta prosegue seguendo la title-track dell’ultimo disco, sul filone della ricerca del benessere interiore, con Tutti più felici e Alle porte del sogno.
Con il pubblico ormai “caldo” e plaudente arrivano le hit La tua ragazza sempre, Come tu mi vuoi e Un motivo maledetto: facile immaginare il tripudio che i fan hanno riservato all’artista toscana, che anche i più lontani dal palco sono riusciti ad ammirare grazie agli schermi posizionati come fondale scenico.
Dopo una altra hit, la ballad Lasciati andare, Irene esce di scena e rientra “volando” appesa ad una corda calata dall’altro sulle note di Prima di partire per un lungo viaggio, una parentesi di cui non si intuisce la necessità.
Nel frattempo si è anche cambiata, a favore di un look più sportivo con jeans, gilet e tacco moderato: è consapevole di essere una icona di stile per le fan, e tra il pubblico molte signore, nei loro commenti, la paragonano a una sorta di Patty Pravo degli Anni Novanta.
Dentro il suo sound, c'è un calderone: nell’ultimo disco ha collaborato con Gaetano Curreri, Francesco Bianconi e Alfredo Vetrini, che hanno dato una impronta aurorale forte. In particolare lo zampino di Bianconi dei Baustelle ritorna prepotente in Bruci la città che infiamma la piazza che continua ad ardere con l’ansimare erotico della brava Irene in Per fare l’amore, uno dei brani firmati Vasco Rossi, quando ancora aveva idee da regalare ad altri autori.
Il concerto si chiude con la hit più nota, In vacanza da una vita, firmata da Curreri degli Stadio. Poi una applauso lunghissimo e l’inchino di Irene e della band verso il pubblico con cui si è stretta in un abbraccio ideale. Roberto Conti

22 luglio 2010

Carmen Consoli canta Madonna e la Carrà: è lei la regina del Libra Festival

Il concerto biellese di Carmen Consoli si apre con un'esibizione di Fabio Abate, artista catanese prodotto dalla stessa Consoli e dalla sua Narciso records, che ci fa ascoltare alcune delle canzoni del suo primo album di inediti.
Quando arriva Carmen lo stadio si accende, e nonostante il cancello di ferro (un paradosso per un festval che si chiama Libra) e gli svariati metri che ci separano dalla Cantantessa siamo tutti su di giri.
Inizia con una canzone dell'ultimo album Ventunodieciduemilatrenta, una delle più significative ma anche di più difficile interpretazione, per poi rivisitare classici come Parole di burro, Confusa e felice, Lingua a sonagli.
L'interpretazione di Besame Giuda, in cui cambia una parte di testo, si conclude con una "coda" sonora a cui attacca Material girl di Madonna, uno degli apici di questo concerto insieme all'inaspettata reinterpretazione di Tanti auguri di Raffaella Carrà.
In scaletta sono presenti anche brani che di solito Carmen porta sul palco teatrale, come Col nome giusto e Mandaci una cartolina tratte dall'ultimo album Elettra, cantate la prima in versione piano e voce, la seconda in versione acustica con l'accompagnamento dei due storici chitarristi: Massimo Roccaforte e Santi Pulvirenti (detto il Conte).
Dopo il concerto è stata la stessa Carmen a raccontarci di come avrebbe voluto avere il (suo) pubblico vicino a lei e al palco, perchè infondo cantare senza pubblico era una privazione anche per lei e la band (cit: "Ci siamo sentiti quasi come degli animali in gabbia"). Nonostante questo sembrava contenta di aver potuto amplificare in modo diverso e più incisivo i suoi strumenti. Elena Scozzafava

20 luglio 2010

Max Gazzè torna con Quindi?, album sui punti di domanda

Per lavoro curo una rubrica di appuntamenti musicali per un giornale locale. L'altro giorno una collega sforbiciando la mia misera colonnina sui concerti, taglia per ragioni di spazio il povero Max Gazzè che l'indomani avrebbe suonato a Milano. Sentendomi un poco in colpa decido dunque di scrivere di Quindi? che da parecchie settimane è qui sulla scrivania.
Un disco sui punti interrogativi, dall'andatura lenta e dolcissima. Vi sarà capitato di ascoltare per radio Mentre dormi, il singolo di lancio, che fa parte anche della colonna sonora del film "Basilicata coast to coast" di Rocco Papaleo. Una onirica dichiarazione d'amore, almeno io la intendo così, "tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare". Parole, queste, che se fossero usate da altri rischierebbero di cadere nel pozzo della banalità, ma che l'interpretazione sussurrata di Gazzè riesce a rendere raramente evocative.
E' la parte centrale del disco quella più interessante, Il drago che ti adora ha una narrazione coinvolgente e una melodia da favola; Storie crudeli (non c'è ragione per raccontare) è invece una metafora sulla cultura della paura, in tutte le sue forme, che ci viene in qualche modo inculcata, da quelle dei bambini a quella del terrorismo.
Quindi? rappresenta un lavoro importante, a livello testuale Gazzè predilige termini più soffici anche rispetto al suo recente passato, mentre l'impasto sonoro è maturo e privo di scatti emotivi anche se c'è qualche piacevole abbandono alla psichedelia (vedi Impercettibili). L'invito ad un ascolto profondo è d'obbligo affinchè questo lavoro possa davvero lasciare qualcosa di più di un semplice intercalare. Roberto Conti

19 luglio 2010

Alla festa di Artevox l'addio milanese di Moltheni. Gli Amor Fou duettano con Sara Marzo degli Scisma

Buon compleanno Artevox!
Quello che vi sto per raccontare è il live per la festa dei 5 anni di vita di questa agenzia. Una festa un po' triste perchè coincide anche con l'ultimo concerto di Moltheni a cui potrò assistere. Ce ne saranno ancora un paio ma sono tutti al sud. Quindi questo è proprio l'ultimo di una luunga serie incominciata ormai parecchi anni fa.
Ci sono tanti amici al Magnolia di Milano, la gente infatti in questi anni è più o meno sempre la stessa. E' anche a loro che va il mio grazie - oltre che ad Umberto naturalmente - per i bei momenti, i chilometri, le emozioni, le nottate trascorse a dormire in auto, il cibo insano, il freddo, il caldo, la noia, i rapporti sessuali non protetti, i pensieri infiniti...
E poco importa se questo cantautore atipico tra qualche mese tornerà con un nuovo progetto, il 15 luglio si è chiuso un ciclo. Almeno per me.
L'atmosfera è felice e rillassata: "Ci tengo che questa sera vi divertiate", dirà poi Umberto durante il concerto.
Prima di lui tocca agli altri pupilli Artevox scaldare il pubblico: prima gli ottimi Stead, poi gli Aria di neve, che nonostante il nome non raffrescano l'incandescente e pieno di zanzare idroscalo milanese. Una menzione per gli Amor Fou, al primo live che ascolto dall'uscita del nuovo disco I Moralisti. Premettendo -doverosamente- che l'audio del Magnolia ha la potenza di un peto silente, causa soliti vincoli milanesi sui volumi, il quartetto capitanato da Alessandro Raina è stato bravo, impeccabile nella tecnica e sufficientemente abile nel proporre canzoni difficili da digerire al primo ascolto.
Ospite graditissima, l'indimenticata voce degli Scisma, Sara Marzo, che ha duettato nel pezzo più suggestivo della loro performance, Cos'è la libertà, uno dei pochi ripescaggi da La stagione del cannibale.
L'ora si fa tarda ed ecco sul palco sale Moltheni con la sua band. Scaletta breve, scelta dei brani tra i più orecchiabili e "tirati". C'è anche qualcuno tra i miei preferiti, Vita rubina, L'amore acquatico, poi i "singoli" L'età migliore, Gli anni del malto... insomma una idea della musica ve l'ho data. C'è spazio anche per un brano inedito (che poi inedito non è più, visto che su You Tube c'è già) a cui decido arbitrariamente di assegnare il titolo di Verdi rimedi, una marcetta allegrotta che rievoca quegli anziani che ballano che campeggiavano sul manifesto del tour di qualche anno fa.
C'è spazio anche per l'amata Corallo, per Petalo e per la mesta Per carità si stato. Poi il nostro saluta il pubblico con una assai energica Eternamente nell'illusione di te...
La mia misconosciuta vicina di posto canta come una gallina strozzata. Emette anche i gemiti e i lamenti di fondo tipici dello stile di Umberto. Brava.
Moltheni saluta e se ne va. A gran voce il pubblico lo chiama e lui torna per un bis, poi va via di nuovo. I fan lo chiamano ancora, a lungo.
Lui esita, poi rientra, ma a quel punto il severo tecnico del Magnolia gli fa cenno che si è fatto tardi e non c'è tempo per un ultimo addio.
Forse ci avrebbe suonato In centro all'orgoglio che Niccolò, anima di Artevox, chiedeva da mesi... Pazienza.
Grazie della serata e del ricordo, lo porterò con me a lungo, come quando dieci anni fa, un pomeriggio stavo per andarmene da casa quando, per caso, Moltheni entrò dalla televisione.
Roberto Conti