16 novembre 2009

Sanremo è specchio dei tempi: il dialetto nel regolamento ha il placet del Carroccio e c'è la sciabordante Antonella che conduce...

E' di un paio di giorni fa la notizia che il dialetto è stato introdotto da regolamento nel Festival di Sanremo 2010. La notizia ha fatto, e fa, scalpore, non tanto per la possibile presenza delle canzonette cantate nelle "lingue" regionali, cosa che accade da sepmpre con episodi fin troppo frequenti, vedi i pezzi in Napoletano, ma per la necessità di una tale specifica nell'articolo 6 del regolamento.
Ma di cosa ci stupiamo? Si sa che il Festival è specchio della società e dei tempi che viviamo, e anche della politica: quindi il dialetto, tanto caro alla Lega, non è altro che un strumento per far finire Sanremo in prima pagina (con una non notizia, naturalmente) e per far infuriare le redazioni dei giornali. Apprendiamo infatti, dal blog di Marinella Venegoni, che di Sanremo si occupa da anni per La Stampa, che l'altro giorno la notizia del dialetto è stata "spacciata" come anteprima sia al Corriere della sera sia a Repubblica, che l'hanno sventolata in prima pagina entrambi, credendola un'anteprima esclusiva.
Apriti nuvoloso cielo sanremese! Questo scherzetto ha scatenato le ire dei giornali 'esclusi' dalla soffiata, ma anche del quotidiano milanese e di quello romano ignari compagni di anteprima, verso la Goigest, l'ufficio stampa che si occupa della 60a edizione della kermesse.
Bene, il caso mediatico è stato creato e l'obiettivo ancora una volta raggiunto a discapito delle canzoni, come sempre.
A febbraio a condurre ci sarà la sciabordante Antonella Clarici che sarà probabilmente affiancata da importanti spalle maschili che si alterneranno di sera in sera. Della musica poco si sa per il momento. Ci saranno presenze importanti dei talent show, ci sarà la solita sfida al 'massacro' di SanremoLab, ma dei big ancora poco o nulla è dato sapere...
Roberto Conti

2 novembre 2009

Syd Barret omaggiato e (re)interpretato in un tributo

Esce per Octopus Records questa lodevolissima raccolta che vede varie band della scena indipendente rielaborare la musica di Syd Barrett. I brani proposti sono quasi sempre reinterpretazioni piuttosto distanti dagli originali, come Terrapin degli Atari in bilico tra sussurri e elettronica, diversissima dall'originale. Nella compilation possiamo ascoltare i Fuh trasformare una Long gone originariamente sommessa in un pezzo molto tirato e musicalmente ardito, i Gasparazzo cimentarsi con una versione reggae di Love you, o ancora i Super elastic bubble plastic ritagliare una efficacissima Dominoes su un tappeto noise. Ottime le interpretazioni dei Baby Blue che si cimentano in una versione garage di Dark globe, di Vanproof (Baby lemonade), Entrofobesse (She took a long cold look) e Filippo e Francesco Gatti (Golden hair), capaci di trasfigurare completamente i brani passati sotto setaccio. Più vicine alle versioni originali paiono invece It is obvious di Moltheni e Love song dei Roses King Castles.
Oltre alle formazioni citate sono presenti nella compilation anche Mesmerico (No good trying), Low-fi (No man's land), Mad hatters project (Octopus), From tropics with love (Rats), Jennifer Gentle (Opel). In un disco che impone un giudizio più che positivo, visto come si arrischia a maneggiare materiale ampiamente interiorizzato senza scadere nel ridicolo e anzi aggiungendo classe a un canzoniere di per sé già geniale. Quest'ultimo raccolta di spaccati musicali inaspettatamente malleabile, tanto da non temere nemmeno attualizzazioni lontane anni luce dallo stile originale del suo autore. Giovanna Oceania

Intervista a Il Disordine delle Cose


Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marco Manzella e con gli altri componenti del Disordine delle cose, in occasione del concerto a Novara di qualche tempo fa per la presentazione del loro disco appena uscito.

Allora, possiamo cominciare....prima domanda: da dove deriva il vostro nome? È legato a qualcosa in particolare?
Marco Manzella: Inizialmente il progetto era solo mio come solista... in realtà non si trattava di un vero e proprio progetto, avevo solo inciso tre canzoni ed il titolo dell'Ep era Il Disordine delle Cose e quindi poi quando ho deciso di non andare avanti da solo, perchè non mi piace lavorare da solo, ho chiamato i miei migliori amici musicisti per proseguire l’avventura e non sapendo come chiamare la nuova formazione ci siamo chiesti perchè non chiamarla come il titlo dell Ep.

Ma tu lo hai preso da qualche parte (il nome, ndr)?
Marco Manzella: No... è un nome che ci si addice... in primis al sottoscritto e quindi era un comune denominatore per tutti quanti. In fondo abbiamo tutti questa vita un po’ disordinata che comunque ci piace perchè la consideriamo "un’alternativa alla banalità".

Come sono nate le collaborazioni, nel disco sono presenti tantissimi ospiti?
(vedi recensione del cd)
Marco Manzella: Noi siamo dentro al circuito indipendente da tanti anni e quindi abbiamo coltivato delle amicizie. Artisti come Perturbazione, Marta sui Tubi, li abbiamo visti crescere e noi siamo in qualche modo cresciuti con loro. Si sono resi molto disponibili a collaborare con noi e hanno creduto nel nostro progetto musicale.

Chi si occupa della stesura dei testi, e anche degli arrangiamenti?
Marco Manzella: I testi per la maggior parte li ho scritti io ma alla fine la mia scrittura passa al vaglio di tutti quanti e almeno quattro testi dell'album non sono scritti da me: uno è stato scritto da Vinicio Vinago, due da Luca Schiuma. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, li curiamo un po’ tutti anche se ci appoggiamo tantissimo al pianoforte di Luca.

Tornando a Luca e Vinicio, cantano anche loro nel disco. Mi chiedevo appunto da dove venisse questa scelta multipla, di cui peraltro mi complimento del risultato?
Luca Schiuma: Per quanto mi riguarda la colpa è di Marco (Manzella) che mi ha spinto "all'interpretazione cantata". Sono contento del risultato....
Marco Manzella: Il motivo principale è che li hanno scritti loro quei pezzi, quindi a me piace l'idea che fossero coloro che hanno scritto il brano a fornirne un'interpretazione. La migliore interpretazione insomma è quella dell'autore...

Sui testi ho notato che affrontate temi diversi: da cosa prendete spunto?
Marco Manzella: Da esperienze di vita: ad esempio anche il pezzo l’Idiota che fa venire in mente un personaggio politico noto...

E' la caricatura sull’album che vi tradisce...
(risate generali)
Marco Manzella: Eh sì, è vero. Però quel disegno di personaggi ne reppresenta almeno tre... Ci ispiriamo a quello che sentiamo in certi momenti, a volte viene prima la musica e poi il testo, altre volte è il contrario, ma in tutti e due i casi dipende molto dal 'momento' che stiamo attraversando.

Mi potete raccontare qualcosa circa il vostro progetto di abbinare musica e fotografia durante i live?
Marco Manzella: E' un’idea nata dal fatto che noi vogliamo fare molti concerti e vogliamo dare spazio ad un’altra forma di arte oltre alla musica, cercando di fornire allo spettatore un aiuto per capire meglio la musica anche attraverso la fotografia e viceversa.

Il disco è uscito per l’etichetta dei Marta sui Tubi “Tamburi Usati”. Mi potete dire qualcosa circa la nascita di questa produzione di Giovanni e Carmelo?
Marco Manzella: Anche in questo caso eravamo molto indecisi su quale etichetta fare affidamento e mentre registravamo il disco, Carmelo che ha anche suonato nel disco è venuto due giorni con noi a Torino e alla fine lui stesso ci ha proposto di essere proprio la prima produzione della loro neonata etichetta. Per noi è stata una grande soddisfazione.

Ascoltando il disco si sente l’influenza di questi gruppi (Marta sui tubi e Perturbazione, ndr). I vostri ascolti al momento che cosa comprendono, oltre a queste ottime band della scena indipendente?
Marco Manzella: Noi ascoltiamo un po’ di tutto.
Luca Schiuma: Io mi sono fermato al 1976!! (risate generali)
Marco Manzella: Penso che la cosa più bella di questo progetto sia il fatto che gli altri non riescono ad etichettarci, e questo appunto è dovuto al fatto che arriviamo tutti da esperienze simili ma nello stesso tempo anche eterogenee: quindi c'è chi di noi è orientato più sul prog, chi più su pop e il rock. Spaziamo da Tenco e Ciampi fino ai Mogwai o ai Mew, o altro ancora, e secondo me questo un po’ nel disco si sente. Ci sono poi dei denominatori comuni come i Beatles e la musica italiana indipendente, questo è naturale.

A me il disco è piaciuto molto e anche io ti confermo che siete difficilmente etichettabili... quindi adesso sono molto curioso di ascoltare un nuovo lavoro del Disordine...
Marco Manzella: Stiamo lavorando già a qualcosa, ma è ancora troppo presto poichè adesso siamo impegnati con un lungo tour per la promozione del disco... e quindi è ancora presto per parlare veramente di un nuovo album. Ce lo vietiamo perchè se dovessimo cominciare a richiuderci in una stanza a scrivere, verrebbero fuori troppi pezzi e non avremmo più tempo per il tour al quale teniamo molto. L'intro che sentirai questa sera però è una cosa nuova...

Anche il packaging è molto interessante ed originale, come l’avete pensato?
Marco Manzella: Fortunatamente nel gruppo ognuno si occupa di qualcosa e in questo caso è stato il nostro chitarrista Emanule Sarri che essendo un grafico ha prodotto questo piccolo capolavoro che contiente il cd, anche i disegni li ha fatti lui.
Intervista di Marco Colombo

1 novembre 2009

Mina ingaggia gli "alternative", ma sforna un disco classico assai

Da un paio di giorni Mina ha regalato ai suoi tanti fan un nuovo disco e -visto che me lo hanno mandato a casa, stiamo diventando sempre più importanti : @- non posso esimermi da un ascolto immediato e da qualche considerazione...
Facile contiene docici inediti firmati da storici collaboratori di Mina e da nomi del panorama alternative (mi domando poi quanto) come Manuel Agnelli e Boosta dei Subsonica. Una mossa all'insegna del rinnovamento? Nemmeno per sogno, il disco della Signora della canzone italiana resta ben ancorato nella sua classicità e i suoi collaboratori a ben guardare sono quelli di sempre: ci sono Cristiano Malgioglio (Carne viva), Andrea Mingardi (Non si butta via niente), il figlio Max Pani, qui anche nell'ormai consueta veste di produttore, il nipote Axel Pani che qui firma il singolo Il frutto che vuoi.
Pure Manuel Agnelli (Adesso è facile) già aveva 'dato' alla Signora con la reinterpretazione del brano Dentro Marilyn, a suo tempo trasformato in Tre volte dentro me: in Facile torna con un duetto che ha il merito di lasciare un'impronta dello stile Afterhours in questo disco che resta molto classico al di là del lancio promozionale. Il brando firmato Boosta è invece un bel lento, inaspettato assai per un alfiere dell'elettronica come lui.
Mina è limpidissima nella sua vocalità, anche se in qualche episodio si lascia andare ad un'interpretazione più grintosa. L'album andrà benissimo, Il Natale alle porte è la stagione d'oro per tutta la discografia e ancor di più per i classici. Vedremo quali canzoni, se ce ne saranno, sapranno lasciare traccia di sè. Roberto Conti