15 luglio 2012

'La testa indipendente' - Quattro chiacchiere con le band del territorio - L'Officina dei giochi leggeri


L’Officina Dei Giochi Leggeri, nasce a Novara nell’inverno del 2008. La sintesi del loro dettame timbrico è riconducibile agli scenari impolverati del deserto del Texas, infatti, la loro essenza si rifà al blues intenso e viscerale e a quella conformazione diretta e senza troppi orpelli che contraddistingue lo spirito del Mississippi. La formazione presenta Francesco Sacco alla voce e alla chitarra, Luca Pasquino al basso e Stefano Vallino alla batteria. Nel 2010, i tre ragazzi novaresi, registrano un Ep contenente il singolo “I Especially Care About A Tart”, ri-masterizzato un anno più tardi da MusicalMaestro. Parallelamente la band cura con attenzione lo scenario live, rendendosi protagonista di due edizioni del Brianza Blues Contest di Monza e di numerose altre esibizioni sparse nel nostro territorio. Al momento sono in studio di registrazione per completare la scaletta del loro full lenght,nel frattempo, impariamo a conoscerli più da vicino incontrando il singer Francesco Sacco.

Da dove deriva il vostro nome?
L'Officina Dei Giochi Leggeri" è stato scelto perché molto evocativo: La parola "Officina" suggerisce l'idea del lavoro manuale -che alla fine è ciò che ogni musicista fa; "giochi leggeri" richiama invece una dimensione non strettamente legata al "fare". Cerchiamo di fare poesia, e ci proviamo con mani e corpo, in modo viscerale, indiscutibilmente materiale ed immanente. E poi come nome suonava bene.

Cosa influenza il vostro sound?
Il nostro sound è influenzato da tutto quello che ascoltiamo, leggiamo, mangiamo…dai Radiohead a Jack Kerouac, da Robert Johnson alla pasta al pesto!

Presentate un repertorio blues in completo stile USA, vi sentite penalizzati nel nostro territorio?
Il blues è l'archè, ed è indiscutibile, ma in realtà in nostro repertorio è molto lontano dalla tradizione musicale blues. Sì può dire che facciamo blues in senso lato, parlando di emozioni, ma sicuramente non sotto un punto di vista strettamente musicale. Non ci sentiamo particolarmente penalizzati dal territorio, pensiamo che sia inevitabile cercare l'universalità quando si cerca di fare arte.

Che rapporto avete con la dimensione live?
La dimensione live per noi è importantissima, rimane assolutamente il primo metodo di fruizione della musica.

Avete in cantiere un album. Come sta procedendo?
Stiamo lavorando molto all'arrangiamento dei pezzi, visto anche il cambio di line-up. Speriamo di non metterci troppo, ma vorremmo presentare al pubblico un prodotto il più definitivo possibile.

Avete progetti paralleli?
Luca e Gianluca (basso e batteria) fanno entrambi parte anche di altre formazioni, io curo qualche collaborazione, ma ci impegnano al massimo con l'Officina.

Il sogno dell’Officina dei Giochi Leggeri?
Il principale nostro sogno è quello di riuscire a far sognare il pubblico. Speriamo di portarvi lontano con la nostra musica.
Paolo Pavone

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