15 febbraio 2008

Intervista a Dente - Il nuovo cantautorato ha l'anice in bocca


E’ in uscita il tuo nuovo ep Le cose che contano, ancora non lo abbiamo ascoltato, cosa ci puoi dire del nuovo lavoro? Ho letto che ci saranno diverse collaborazioni.Sono 4 canzoni inedite. Il suono è volutamente retrò. Le canzoni sono state registrate in 2 giorni a Magazeno Bis di Bologna. Ho unito la mia esperienza a quella di altri 3 musicisti tra i più bravi in Italia, abbiamo arrangiato e suonato in presa diretta le canzoni. Per me è stato un onore lavorare con loro e sono molto soddisfatto del risultato che comunque si distingue dai miei precedenti dischi e credo anche da quelli futuri. Sono canzoni che hanno a che fare con i numeri e stavano bene vicine e unite da un suono comune... e così è stato. Sarà scaricabile gratuitamente dal 28 febbraio dal mio sito. Praticamente più che un disco è un regalo.

I tuoi dischi da solista sono stati pubblicati dalla Jestrai, un’etichetta indipendente attenta anche agli esordienti e alle nuove proposte? Cosa ne pensi del sottobosco della discografia italiana, lo ritieni un buon trampolino di lancio o una realtà eccessivamente frammentata?E’ un sottobosco fitto e pieno di grovigli e rovi. L’Italia è piena zeppa di gente che fa musica ed etichette che la promuovono con i pochi mezzi che hanno a disposizione. L’etichetta indipendente è vista SOLO come trampolino di lancio perchè non può permettersi di arrivare lontano e le etichette sono attente SOLO alle nuove proposte perché pretendono meno. Quanti contratti discografici indipendenti durano più di due anni?

In diverse recensioni sei stato paragonato a Battisti o a Bugo, come ti poni nei confronti di questi accostamenti?Non mi dispiaciono perché sono due artisti che apprezzo anche se ci vedo nel mezzo un abisso.
I paragoni sono sempre difficili e pericolosi quello che più mi è piaciuto è “Battisti post sbronza” (Rockit).

Altro termine che si legge molto su di te è quello di “cantautore rivelazione”. Ti senti legato in qualche modo alla scena cantautorale italiana?
Mi sento uno che scrive canzoni per bisogno. La vera rivelazione è stata che queste canzoni non piacciono solo a me.
Esiste una scena cantautorale italiana?

Non c’è due senza te è stato supportato da una buona presenza di live? Ti piace questa dimensione? Come sarà il concerto a supporto del nuovo ep?Nel 2007 le date non sono mancate… La forma è spesso quella di chitarra e voce, mi capita di fare qualche data in duo (con Sig.Solo al piano) oppure con una band al completo.
Il tour per il nuovo ep comprende una trentina di date in tutta Italia da febbraio ad aprile e la formula sarà quasi sempre chitarra e voce. Presenterò i 4 nuovi pezzi, le canzoni del disco precedente ed alcuni inediti. Fare concerti mi piace, mi diverto.

Cosa fai nella vita oltre ad occuparti di musica?Il musicista
Si ma come lavoro vero?
il musicista
Sì ho capito, ma nella realtà cosa fai ?
il musicista
...per vivere dico
il musicista
era una vignetta famosa… Comunque faccio il musicista o meglio faccio Dente ma sulla carta d’identità non si poteva scrivere.

Che musica piace a Dente?
Mi piace la musica che mi dice delle cose con la musica e con le parole. Mi piacciono i Baustelle Battisti Battiato Basile Bacharach Babalot Barret Beatles Benvegnù per citare quelli che iniziano con la B.
Comunque è la musica che mi piace come concetto, è una bella invenzione.

Cosa ne pensi della musica in tv? Mi piacerebbe un tuo commento su Scalo76 (se l’hai visto) e sul tentativo di affiancare ad una proposta main-stream alcuni nomi nuovi della discografiaSarebbe ora! E’ una cosa che negli altri paesi è naturale solo noi abbiamo questo muro tra chi fa musica e chi “cosa fa nella vita oltre ad occuparsi di musica”. In Italia se vai in tv sei uno che fa le cose sul serio, sei VERO, altrimenti no.
La tv non la guardo. Non ce l’ho.

Andresti a Sanremo se te lo proponessero?
Subito. Sono convinto che preso nel modo giusto sia un’esperienza divertentissima. Chiaramente andrei con una canzone che mi piace. Quindi è quasi impossibile. Io e Pippo non abbiamo gli stessi gusti.

Posso farti una domanda scontata? Da dove arriva il nome Dente?
Potrei dirtelo ma poi dovrei ucciderti… Vedi tu.

Oggi esistono ancora le groupies, in una variante leggermente più moderna magari? Hai qualche episodio che si può raccontare a riguardo?Esistono in una variante più moderna e molto meno divertente.
Roberto Conti

15 gennaio 2008

Intervista - Giorgio Canali e tutta la rabbia che ha dentro


Non ti chiederò di Lindo Ferretti, né di Zamboni, né di nessun altro.Ma, saprai bene, che a distanza di un ventennio e più, molti ragazzi ascoltano (Non "sentono") ancora quella musica e di solito, senza generalizzare troppo, sono quei pochi ragazzi davvero attivi politicamente e socialmente. Che cosa ne pensi?E tu oggi come vivi la grande possibilità di poter comunicare a molti ragazzi, in un modo schietto e sincero, i tuoi pensieri e la tua critica verso questa nostra società?
Effetti collaterali del rock'n'roll, alle origini è una musica di rottura, fatta da ragazzini per altri ragazzini, a contrasto e in contrapposizione alla musica "normale" degli adulti... fatto sta che sono arrivati gli anni sessanta e il piccolo conflitto generazionale è diventato grande, il mondo cambiava e la normale rivolta dei più giovani da "mi taglio i capelli come mi pare e ascolto ciò che voglio" è diventata in pochi anni qualcosa di più profondo, legata al sentimento di partecipazione agli eventi del proprio tempo... La musica "dei giovani" si è trasformata in veicolo di pensiero, irrimediabilmente legata al politico e al sociale, poi si è visto e sentito di tutto...E' normale che ci siano canzoni che sono come bandiere, che servono a identificarsi in qualcosa, qualche volta un'idea, tante altre volte la condivisione di un pensiero, anche quando questo pensiero è stupido e innocuo... i "padroni del vapore" ci hanno messo un attimo a capirlo...Per ciò che mi riguarda, mi viene naturale fare entrare nella mia musica il mondo che mi circonda, non c'è volontà di convincere gli altri di una visione politica, chi capisce al volo che cazzo racconto non ha nessun bisogno di aprire gli occhi, gli altri non lo capiranno mai, o peggio, mi scambieranno per uno dei tanti beppigrilli che cavalcano le scene e la dabbenaggine popolare... In fondo mi ci sto abituando... Io grido in un angolo il mio malessere un tantino snob e di merda, causato dal dentro e dal fuori, ma è mio... se poi qualcuno vuole condividerlo e farlo suo, bene, di solito diventiamo amici...

Secondo te, la bellezza e l’arte possono salvarci da tutto ciò in cui siamo gettati?
Ecco ci siamo... Bellezza/salvezza... Un bel mondo di esteti... Non male... Esteti distratti che si trasformano senza accorgersene in estetisti (qualcuno se ne accorge ma ci marcia), non male come incubo per il futuro, ma il domani è già oggi lo vedi da come lo ieri è già ieri l’altro, pensa al computer che hai comprato 6 mesi fa e che ora è già nei mercatini di antiquariato.Arte. Non c'è niente di meno definibile dell'arte, per molti è Michelangelo... la pietà, per me è Laszlo Toth che, nel settantadue, entra in San Pietro e la massacra senza pietà quella pietà lì, al grido di "io sono gesucristo!!!".L'arte vera non lascia tracce, la pietà di Michelangelo è stata restaurata, quello resta. Dell'opera d'arte di Laszlo Toth resta solo qualche fotogramma sfuocato archiviato dalle fotocamere di sicurezza del Vaticano (nel '72 la tecnologia del controllo era rudimentale ma il Vaticano era all'avanguardia), non resta nemmeno nessuna traccia di lui... me lo sono chiesto a più riprese che fine abbia fatto.La salvezza sta nell'eliminazione di ciò che non va, non nella sua descrizione più o meno poetica, quindi siamo fritti perché i grandi impulsi rivoluzionari si sono spenti da mo' ed è inutile cercarne i motivi... sperare in un disastro globale che rimetta a posto le pendole è l'unica chance che abbiamo... però, se ci rifletti, dopo il diluvio sai benissimo che a galleggiare saranno gli stessi stronzi che galleggiano ora sulla testa degli altri.Forse la salvezza è fare finta di niente... Se fossi famoso mi candiderei per l'isola dei famosi.

Forse la salvezza è fare finta di niente.Forse si. Forse la salvezza sta proprio nel cominciare a salvarsi in prima persona, singolarmente, quotidianamente e nel riuscire a conquistarsi in modo autentico, per non adeguarsi a quello che ci troviamo attorno, per non affogare in ciò in cui ci troviamo immersi.Ritornando al discorso sull'arte "che non lascia tracce", si può dire che, come nel caso di Laszlo Tot, l'atto "artistico" non abbia lasciato tracce concrete-materiali, ma si può parimenti affermare che ne abbia lasciate d'intangibili, ma ben più profonde, se ha saputo scuotere delle coscienze, se siamo qui a parlarne e se ti ha segnato così tanto da spingerti a chiederti che fine abbia fatto.L'arte nell'incontro con l'uomo sa, mi ripeto, "attivare il cervello" e soprattutto scuotere ed "emozionare" tanto da segnare e magari "cambiare" le persone.Mi piacerebbe sapere se esiste uno scrittore (forse uno è limitativo) che attraverso il suo scrivere è riuscito, in qualche modo, a lasciare una di quelle tracce invisibili, ma profonde in te.
Non leggo quasi più, il tempo passa, i miei occhi massacrati dallo schermo del piccì non riescono più a distinguere le lettere stampate sulla carta, ce la faccio solo se metto il libro sotto il fascio diretto di una lampada o alla luce piena del sole... E sono troppo cazzone per andare dall'oculista, il risultato è una progressiva ignoranza della letteratura attuale, male, molto male...Se devo dire la verità, prima che questo problema d'ordine fisiologico diventasse così evidente, c'era già stata una disaffezione dal leggere: finito "Le troisieme mensonge" l'ultimo romanzo della trilogia della città di K di Agota Kristof che avevo divorata in un respiro, il mio cervello si è chiuso su se stesso... si è detto che non avrei mai più trovato qualcosa di altrettanto stimolante e geniale e per un bel po' mi sono rifiutato di affrontare altre letture anche se straconsigliate da persone che conoscono bene i miei gusti.Leggere ha sempre influenzato moltissimo la mia maniera di pensare e di scrivere, penso che la pietra miliare del "cinismo" che spesso mi si imputa e che reputo comunque costruttivo e non distruttivo, sia "Voyage au bout de la nuit" di Louis Ferdinand Celine, per ciò che riguarda il mio linguaggio storto devo molto a Raymond Queneau ( les fleurs bleues, zazie dans le métro ) e al suo discendente italiano Stefano Benni (comici spaventati guerrieri, Baol).Per il semplice piacere di leggere, non mi stanca mai Italo Calvino, soprattutto la trilogia dei nostri antenati e non mi delude mai Sandro Veronesi. Poi ogni tanto ho qualche sorpresa come quella della Kristof.Una mania che ho è quella di rileggere mille volte una cosa che mi piace, anche in lingue diverse, per capire che cazzo hanno in testa i traduttori :), anche se così facendo mi sputtano il tempo che potrei dedicare alle novità... d'altronde faccio la stessa cosa con i film.

Ah, Celine.Io lo conobbi grazie a Bukowski, quando lessi Pulp. Hai mai letto Bukowski?
No, Bukowski no... non posso farci niente, nonostante la mia stra-popolare estrazione sociale, sono sempre stato uno stupido snob di merda... quando "tutti" leggevano Bukowski, mi faceva cacare mescolarmi al mucchio e, dopo aver sbirciato qualche pagina in qua e un là, il mio superficiale giudizio era "merda per giovani che vogliono sentirsi trasgressivi"...

Adesso, più che farti una domanda, ti chiederò un'opinione.
Da quando ho cominciato a riflettere sull' idea di 'intervistare' degli artisti affermati, ma soprattutto da me stimati, ho guardato alla possibilità di chiedere a questi un'opinione circa degli artisti giovani, non affermati, ma comunque da me stimati.
Chi mi conosce sa benissimo quanto tenga al 'panorama' degli emergenti. Adoro scoprire, ascoltare e vedere live anche quei gruppi poco o per niente conosciuti, magari alle prime armi, ma con qualcosa da dire e da far ascoltare. Purtroppo, la maggior parte delle volte, come ben saprai, è difficile per loro trovare un modo anche solo per ricevere un parere disinteressato, ma 'importante' da parte di qualcuno, come puoi essere tu, che nella musica, almeno in parte, ci ha vissuto e ci sta vivendo ..alla grande.
Fra i tanti gruppi emergenti che mi piacciono, ne ho scelto uno e una canzone da farti sentire, quello che adesso mi sembrava il più adatto. Ti mando la canzone. L' ascolti e mi dici che ne pensi?
OK, veniamo al Subgruppo devasto: avevo già ascoltato qualcosa sul loro MySpace... Acerbi, un po' ingenui... Mi aveva fatto sorridere l'enfasi con cui snocciolano la loro autobiografia, la pulsione primaria della loro musica è buona, sento puzza di roba che mi piace.Arriviamo ai testi. E' lodevole la voglia di affrontare i cazzinculo del nostro tempo visto che la tendenza della nuova musica in Italia è quella di far scomparire ogni riferimento al sociale (... è volgare... mi viene in mente fiorello che imita carlabruni)... Solo che ascoltando le parole incatenate, sono un po' infastidito dalla dinamica del discorso, che si arresta sempre al primo grado di comprensione, appesantito da un punto di vista a volte semplicista... cresceranno se cercheranno di guardare le cose con un occhio strabico, provando a trovare ottiche inusuali... cresceranno se impareranno a prendersi per il culo da soli, l'autoironia è fondamentale per la critica sociale (cazzo fa pure rima... lo posso fare diventare il verso di un'altra delle mie canzoni di merda). Da sottolineare con la matita blu, nella canzone che mi hai fatto ascoltare, il primo verso... lì ci sono rimasto male: "Noia! una madre che ha ucciso il proprio figlio e ha il coraggio di mentire alla TV!" Il riferimento a Cogne mi allibisce, vorrei che fosse tra virgolette e che fossa la citazione ironica del punto di vista dello spettatore medio che si beve tutto ciò che gli raccontano ma, andando avanti nell'ascolto mi rendo conto che non si tratta di questo ma del pensiero dell'autore visto che il resto del testo è espresso in questi termini... brividi lungo la schiena.Che 'sta madre sia o non sia un'assassina non mi interessa, mi stra-interessa che ci sia tanta gente pronta a credere ciecamente alla comodissima versione ufficiale (ufficiale in tivvù molto prima che lo fosse in tribunale)... a nessuno viene mai in mente che nel momento in cui una roba del genere arriva al grande pubblico è indispensabilmente propagandistico trovare un colpevole in fretta? A nessuno viene mai in mente che una volta che hai mosso i R.I.S. e hai speso una fortuna per tutto ciò, non puoi rimanere a mani vuote?A me viene in mente che, se rientrando a casa, trovo la persona con cui vivo, morta sul pavimento con la testa spaccata, faccio le valigie e scappo in Sud America, che tanto ad ucciderla sono stato io, è ovvio!

Devo (!) chiederti della Tempesta, questa etichetta che ha prodotto artisti che (ognuno a proprio modo), come si dice, "spaccano il culo", album di un certo spessore e valore, concerti di quelli che senti davvero e ti ricordi.
Vissuta da dentro, com'è, cos'è questa Tempesta?

La Tempesta è un'ipotesi più che un'etichetta, è nata come marchio di autoproduzione per i T.A.R.M. che, ragionandosi addosso, poco prima che ci si conoscesse in occasione della registrazione del loro "la testa indipendente" di cui ho curato la realizzazione artistica, avevano deciso di diventare padroni di loro stessi... L'autoproduzione spesso è la chiave di volta delle idee che valgono ma che non hanno un mercato di massa.
Poi, così quasi naturalmente, è diventata qualcosa di più; quando è stato il momento di fare uscire l'album di Rossofuoco del 2004, mi è sembrato ovvio, piuttosto che cercare improbabili deal con le etichette presenti nel panorama italiano, di chiedere, vista l'amicizia e la stima reciproca che ci lega, ai T.A.R.M. come avrebbero visto il mio album con il marchietto della loro label sopra...
Poi sono arrivati Moltheni, I Melt, Il Teatro Degli Orrori, Altro... Agli occhi della gente è una vera e propria etichetta, la realtà è che si tratta di un consorzio di autoproduzione che vorremmo insieme far diventare una vera e propria factory, stiamo ragionando sulle mosse da fare, come la gestione attraverso un'ottica comune di promozione, concetti artistici come il packaging degli album e i videoclip, concerti live, cose che già attualmente,in parte, stiamo sperimentando.
Devo dire che sono molto fiero di appartenere a questa idea, per me che ho partecipato all'avventura del C.P.I. trovarmi una seconda volta nella vita a far parte di uno dei "fenomeni" più rilevanti del panorama italiano è una bella soddisfazione, penso che per Davide, che ha fatto parte del Great Complotto all'inizio degli '80 sia un po' la stessa cosa.

Mi parleresti un po' di quei "paladini del crocefisso" e, soprattutto, di "quella voce che ti dice uccidi uccidi nella testa"?
Alè, i paladini del crocifisso... Dessi retta al mio istinto, ti scriverei qui di seguito una sfilza infinita di bestemmie, una più orrenda dell'altra, tanto per urtare un po' la sensibilità del popolo cattolico che si annida anche tra i tuoi lettori... A parziale (solo parziale) e stupida rivalsa di tutte le volte che questa specie di setta, della mia sensibilità e di quella di atei, agnostici, laici e di altri che, pur condividendo la passione per le superstioni della setta, ha comunque diverse forme di idolatria e altre divinità, se ne è strafregata.Tanto alla stupidità è inutile contrapporre la ragione... E allora ecco qui un paio di idee stupide, tanto per scendere al livello di chi mi dice cosa fare perché lo dice la Cei: nelle aule scolastiche, di fianco al crocifisso mettiamoci anche tutti gli altri simboli delle religioni di questo pianeta, compreso un modellino dell'enterprise, a conforto dei figli dei numerosissimi seguaci di ron hubbard... oppure: aborto obbligatorio... O anche: rimandiamo il papa ad Avignon, fra un secolo saranno cazzi dei francesi... Stop.Per quello che riguarda la voce che ti sussurra "uccidi, uccidi" nella testa è esattamente quello che qualsiasi persona normale sente ogni tanto quando si guarda intorno... Quelli che poi danno retta al proprio istinto si trasformano in supereroi... Oppure li rinchiudono e, in assenza di pentimento, buttano via la chiave...

L'ultima domanda ti sembrerà stupida, ma l'avevo pensata già da un po', permettimi di fartela.Le testate al microfono. Suoni, canti, urli e ogni tanto quelle testate. Come ti vengono?Quando sei lì che stai sbraitando con tutta la tua aggressività, sparando tutte le cartucce della chitarra, ad un certo punto ti rendo conto che non basta. Tutto il tuo ululare e sbattere il plettro più o meno a ritmo sulle corde non esprime tutto quello che hai dentro; è una reazione stupida e infantile, ma la testata sul microfono è l'unico gesto che ti viene, la manifestazione di un sentimento di impotenza che appartiene al momento ma anche al tuo vivere quotidiano in relazione a ciò che ti circonda... Quando poi ti rendi conto che questa cosa fa anche un gran effetto sia dal punto di vista sonoro (il boom sordo che ne esce fuori copre anche il più violento dei colpi di cassa) che da quello visivo, lo rifai, reiteri quel gesto di piccola follia furiosa, liberatoria, fino a farti male, fino a sanguinare a volte...E' normale, è la mia maniera di reagire, un po' da caprone, lo so, ma quando sono molto arrabbiato e/o disperato, quando non c'è verso di uscire dal vicolo cieco di una lite tra sordi, sin da piccolo, il gesto più spontaneo è prendere a testate il muro, e non per scherzo...Poi, la mattina dopo un concerto, quando vedo allo specchio le stigmate della mia stupidità, le crosticine a forma di retìna di microfono che si formano sulla mia fronte, scuoto la testa, perché so già che lo rifarò.
Erika Gigli


1 novembre 2007

Nuove luci dalla scena milanese: Amor fou, I Cosi, Lombroso nomi su cui scommettere

Amor fou - Il periodo ipotetico ****

Si propongono come ricercati ed eleganti gli Amor fou, band costruita con musicisti provenienti da progetti musicali diversi come La Crus e Giardini di Mirò. Alessandro Raina, il frontman del gruppo è il vero motore di questo progetto che propone con questo primo disco una sorta di concept album. Sul loro MySpace si legge di questo La stagione del cannibale: “Sulla scia della vicenda personale di una coppia di ex amanti prende forma un disco ispirato a una storia vera di amore/odio, lungo una stagione che attraversa quarant'anni di cronaca italiana, fra pop, rock e canzone impegnata. L'amor fou che devasta e distrugge, privo di qualsiasi remora e regola, che entra all'improvviso in una vita, la sconvolge e non può essere arginato”. Questa band e questo disco hanno a mio avviso il difetto di proporsi volando un po' troppo alto, il rischio purtroppo è quello di non essere colti e passare. Basterebbe partire dalla musica, splendida ed elegantemente britannica, e dai riferimenti: la vicinanza con gli Scisma fa bene al cuore e alla mente, i testi prendono il meglio di certi songwriter della scena cosiddetta indie – vedasi Godano, Agnelli, &co – ma anche a Battisti e ad un cantautorato cosiddetto classico. La stagione del cannibale andrebbe preso più alla leggera ed apprezzato per quello che è: un buon disco, da assaporare sotto le coperte. Brani da segnalare: Il periodo ipotetico, Cos’è la libertà. Roberto Conti




Lombroso - Credi di conoscermi ***
Attenzione, attenzione… Chi aveva etichettato i Lombroso come un estemporaneo progetto legato più che altro alla dimensione live deve ricredersi. C’è qualcosa che mi turba ascoltando questo Credi di conoscermi, turbamento piacevolissimo dato dalla possibilità di trovarmi, inaspettatamente, devo dirlo, di fronte a un disco tremendamente importante. Dario Ciffo, conosciuto dai più in qualità di violinista degli Afterhours, e Agostino Nascimbeni hanno realizzato un album piacevolissimo, orecchiabile, in grado davvero di far breccia nei cuori di molti… non solo degli amanti delle sonorità anni Settanta. Genitori e figli unitevi quindi all’insegna dei Lombroso, e voi, amanti del tocco di classe, gongolate con i tanti interventi di Marco Castoldi (Morgan, ndr) presente a più riprese nel disco. Raggiungerete un orgasmo (mentale ovviamente) con Il Paradiso, canzone firmata Mogol-Battisti; se siete donne, lo squirting non sarà più un’utopia con il singolone che porta il titolo del disco: Credi di conoscermi è una canzone che non si stacca più, come la polvere da un panno cattura-polvere o come Pippo Baudo dal festival di Sanremo. I Lombroso sono una bella e concreta realtà. Da ascoltare assolutamente, soprattutto se avere apprezzato Vibrazioni et similia. g.oc.




I Cosi - Accadrà ***/
E’ una questione di moda, si dirà, ma la cosiddetta scena milanese, mai come ultimamente, sta guardando con interesse al passato. E questo è anche il caso de I Cosi che rievocano in maniera originale le atmosfere tipiche della canzone cantautorale italiana degli anni Sessanta in una sorta di beat rivisitato.
Il progetto ha raggranellato buona attenzione e grandi aspettative, accumulate in un’attività live che in questi anni ha fatto solo assaporare le qualità del terzetto, adocchiato da tempo da Morgan Castoldi, che non si è svelato completamente prima di questo atteso Accadrà. Grandi armonie vocali per canzoni che alternano chitarre elettroacustiche e sembrano fatte apposta per piacere a tutti, adatte dal matrimonio al funeral party, si legge sul loro Myspace. Ed è vero. Le 11 tracce appartengono alla migliore accezione del termine pop, esempio azzeccatissimo uno dei due singoli Domani, ritornello appiccicoso come un “sogno dolcissimo e folle”. Ma il disco è un unicum molto positivo senza particolari mancanze che devono essere segnalate. I riferimenti dei Cosi non mancano possiamo citare Tenco, un certo Battisti, ma anche Adriano Celentano giusto per abbondare con la milanesità. Visto che i titoli di giornale che parlano di loro sono terribili, noi facciamo ben di peggio con “Dei Cosi siamo golosi” e vi invitiamo a comprare il loro disco. r.co.

15 ottobre 2007

Paolo Benvegnù - 14-19 ****

Ascoltare la musica e oserei dire, l’arte di Paolo Benvegnù è completa catarsi.
Immergersi nella profondità delle parole per accogliere la sua anima con dolcezza e devozione, comprendendo il limite umano che sconfina, senza opporsi, con la totalità dell’artista.
Un uomo in completa ricostruzione, ama definirsi, e questo appare in maniera devastante sin dall’ep che precede, di alcuni mesi, l’uscita del capolavoro Le labbra.
Partendo dalla copertina, 14-19 ci riporta alla nascita, il rosso come sangue, dolore e passione, con una traccia bianca, possibilmente, la vita che scorre e ci trasporta nella direzione che noi vorremmo fosse quella delineata, ma che i sentimenti spesso distorcono ed appannano, deviano e prendono quota.
Parlando di questo “ensamble”, Benvegnù ci sussurra che è un disco adatto ad essere gustato dalle 14 alle 19: una canzone x ogni ora, tranne alle 17, quando ci si concede il relax dell’ora del tè. La distanza apre il mini-cd, l’unico brano che poi ritroveremo in Le labbra, e ci delinea la subitanea necessita di tirare fuori le parole nascoste, di urlare le mancanze di una relazione che sembra essere giunta al traguardo: “tu da me non avrai che l’assenza… quello che ti resta è la distanza… e poi finire le parole… come finire le parole”.
In maniera quasi ipnotica, ci indica “muovi le tue mani su di me… il silenzio sembra indispensabile…” come a descriverci movimenti meccanici, che lasciano il posto solo alla noia della ripetitività.
A seguire Hungry thirsty, assolutamente geniale in versione accelerata dal vivo, che riporta ai fasti di un uomo alla ricerca di se stesso, matematicamente allo sbando, ai margini del mondo “tutto quel che faccio ha un costo, lo sto pagando caro… la mia automobile in fiamme, il mio destino alle porte”
“ma tu… tu vuoi la verità, la novità, la verità fa male”: abbandonarsi alla verità, alla crudezza della quotidianità, in cui spesso l’osservazione non paga, perché non restituisce quanto donato in sentimenti.
La terza traccia è, a mio avviso, la migliore: una perfetta e sottile ninna nanna per l’amata, nel sentire che i nodi si slegano per tentare di superare l’ultimo scoglio, al di là del quale è finito, tutto: Nel silenzio ci racconta; “voglio respirare lentamente il tuo profumo e non so se risvegliarti… ho dormito poco per sognarti all’improvviso e non ho sognato niente… esco per lasciarti libera di sopravvivere, per dimenticarti e ritrovarti inconsapevole”… l’uomo assapora l’idea dell’abbandono e cerca di trattenere l’ultimo soffio amando da lontano, perché solo così saprà comprenderne l’essenza. “non vedi che ti attendo, non capisci che lasciandoti andare, potrai desiderare, riconquistarti e perderti perchè… non vedi che mi arrendo ti proteggerò restando lontano… nel silenzio”. La poesia prosegue “nel silenzio i tuoi vestiti ballano… poi sorpresi dalla luce cadono. Con una grazia irreale. Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so. Anche se ieri ti ho sentito respirare in ogni cosa che ho, desiderato”: l’uomo sente la necessarietà di ricercare se stesso per poter procedere nel rapporto ed allontanarsi sembra essere il metodo migliore per capire se stesso ed andarle incontro.
La traccia successiva è Cosa sono le nuvole di Modugno e testo di Pasolini, brano straziante e reso ancora più incisivo dall’interpretazione del buon Maestro, che ne sottolinea i tratti dediti alla perfezione: dal vivo segna uno dei momenti più toccanti. Chiude l’ep Lo spazio irregolare, lezione immaginifica su come l’universo intero possa essere racchiuso in una stanza, dove s’intrecciano relazioni, spesso per non trovare il nesso comune delle persone e delle cose: “tu dove sei… dove sei, come sei… forse in uno spazio irregolare”.
P.S. : la terza traccia è da ascoltare in silenzio, a tarda notte… Solo la luna può capire.
Viviana Noce