16 gennaio 2012

Ecco la lista definitiva dei big di Sanremo 2012: ognuno ha quello che si merita...

Ecco la lista definitiva degli artisti in gara, il loro brano inedito, la cover e il partner straniero che canterà con loro a sanremo 2012, che con questa formula torna al passato riproponendo la discutibile accoppiata italiani-stranieri. Rispetto al nostro pezzo con le previsioni (vedi qualche post più sotto) abbiamo anche abbastanza indovinato... Il cast non è esaltante, ma poteva andare peggio... ad esempio con la temibile accoppiata annunciata e prontamente smentita Morgan-Emanuele Filiberto. Da segnalare dunque un'altra strana coppia, Loredana Bertè e Gigi D'Alessio, il ritorno di Samuele Bersani (nella foto) e dei Matia Bazar e la non così scontata partecipazione di Lucio Dalla con Pier Davide Carone. Nutrito il gruppone dei talent, come da previsione. Ascolteremo con curiosità i Marlene Kuntz che porteranno addirittura Patti Smith. Come al solito vedremo... e sentiremo... r.co.


Arisa -”La notte”. “Que Serà” con Josè Feliciano
Samuele Bersani – “Un pallone”.  “My Sweet Romagna” con Goran Bregovic
Chiara Civello – “Al posto del mondo”.  “You Don’T Have To Say You Love Me” con Shaggy
Dolcenera – “Ci vediamo a casa”. “My life is mine” con Professor Green
Gigi D’Alessio e Loredana Berté – “Respirare”.  “Auf Der Welt” con Nina Hagen
Lucio Dalla e Pier Davide Carone – “Ninì”.  “Anema e core” con Mads Langers
Eugenio Finardi – “E tu lo chiami Dio”.  “Surrender” con Noa
Irene Fornaciari – “Il mio grande mistero”.  “I Who Have Nothing” con Brian May
Marlene Kuntz – “Canzone per un figlio”.  “The World Became The World” con Patti Smith
Emma Marrone – “Non è l’inferno”. “If Paradise Is Half As Nice” con Gary Go
Matia Bazar - “Sei tu”.  “Speak Softly Love” con Al Jarreau
Noemi – “Sono solo parole”. “To Feel In Love” con Sarah Jane Morris
Francesco Renga – “La tua bellezza”. “El Mundo” con Sergio Dalma
Nina Zilli – “Per sempre”.  “Never Say Never” con Skye dei Morcheeba

5 gennaio 2012

Intervista ai Rio: "Noi raccomandati? Veniteci ad ascoltare e vi stupiremo"

La band emiliana dei Rio è stata a suonare al Phenomenon di Fontaneto d'Agogna ormai alcune settimane fa. In quell'occasione abbiamo intervistato il chitarrista Marco Ligabue, frontman della band insieme al cantante Fabio Mora (gli altri componenti sul palco saranno il bassista  Bronski  e il batterista e tastierista “Paddo” Alberto Paderni). Ecco l'intervista che ha offerto spunti interessati per conoscere meglio un gruppo a cui va dato merito di ottenere un seguito in crescita costante.


Che tipo di set proporrete al Phenomenon? Un concerto classico, le nostre canzoni sono a cavallo tra pop e rock. L’intento è quello di proporre una musica solare, leggera ma allo stesso tempo non banale. Il nostro pubblico ai concerti viene per cantare, per divertirsi, per condividere un’emozione. Lo spirito che anima il live è assolutamente quello del divertimento e della spensieratezza.

Dopo tre dischi (Mariachi Hotel del 2004, Terra luna e margarita del 2007, Il sognatore del 2010)  cosa è cambiato con il nuovo disco, Mediterraneo? La nostra popolarità è cresciuta a piccoli passi così come il nostro consenso da parte del pubblico. Ai concerti i fan conoscono ormai tutte le canzoni a memoria e non chiedono soltanto Gioia nel cuore, il nostro brano più famoso. Ad esempio Portami da te, una canzone che proponiamo solo nei live in versione acustica (su disco è disponibile sono l’arrangiamento elettrico, ndr) in questi anni è diventato un piccolo caso mediatico, i fan la apprezzano tantissimo, nonostante non sia un singolo e sulla rete è diventato un altro nostro brano simbolo. 
Mediterraneo è il nostro quarto disco, un disco uscito di getto a differenza degli altri. Tutte le canzoni sono firmate da tutti i componenti della band, le canzoni sono venute istintivamente, sia nella scrittura che nella realizzazione. Rispetto al nostro terzo disco, Il sognatore, prosegue anche il tema del sogno che avevamo iniziato ad esplorare col il disco precedente.


Il fatto di essere etichettati come la band dove suona il fratello di (Luciano) Ligabue non vi pesa? In parte sì. Molte persone sono un po’ prevenute nei nostri confronti proprio per questo aspetto. Ma noi non siamo dei “raccomandati”. Inizialmente, essere accostati a Luciano ha creato una certa curiosità attorno al nostro progetto, ma abbiamo conquistato il pubblico, un pubblico assolutamente tutto nostro, scrivendo belle canzoni e cercando di trasmettere qualcosa… Venire ad ascoltarci e mi direte se non ho ragione.  


Mediterraneo è uscito alla fine dello scorso mese di giugno, quale riscontro avete avuto? I Rio hanno ancora quell'incoscienza e quel pizzico di follia che ci dà la voglia di rischiare nella nostra proposta musicale. Piacciono le canzoni più energiche come Tanto rumore per nulla o Tutti fuori che sono la chiave per arrivare a conoscere la nostra discografia più nel complesso. Il riscontro è stato davvero positivo, un crescendo continuo soprattutto dal vivo. Anche a livello mediatico il seguito ed il riscontro è migliorato. 


Quali sono i vostri riferimenti musicali? Abbiamo gusti molto diversi tra noi. Io, ad esempio, nella mia formazione musicale ero molto legato al rock'n roll degli Anni Cinquanta, l'Emilia era un contesto molto positivo per il rock. Attualmente, credo che una band che ci unisce nei gusti siano i Red Hot Chily Peppers. L'altro giorno in furgone ci siamo trovati a canticchiare un loro brano Tell me baby e in pochissimo l'abbiamo messo in piedi per un live il giorno seguente.


Nel vostro tour c'è anche un messaggio ecologico, di cosa si tratta? Nel nostro tour (soprattutto nelle date in estarno piuttosto che nei club) c'è anche molta ecologia, che è un aspetto che sentiamo fortemente. Cerchiamo di essere meno impattanti, portiamo i fusti della raccolta differenziata, viaggiamo su macchine ibride, si tratta di una sperimentazione che abbiamo intrapreso collaborando con Coop. Nel nostro disco precedente poi è stato estratto un brano con la collaborazione di Paolo Rossi e Fiorella Mannoia con un messaggio spiccatamente ecologista, un vero e proprio inno alla salvaguardia del nostro pianeta, argomento che anche a livello personale mi sta davvero molto a cuore.


Intervista di Roberto Conti

4 gennaio 2012

'La testa indipendente' quattro chiacchiere con le band del territorio: Eva's milk

Gli Eva’s Milk nascono a Novara circa otto anni fa da un’idea di Andrea (voce e chitarra), Paolo (basso) e Lorenzo (batteria). La loro propensione underground si fa forte di atmosfere inafferrabili e d’intrecci chitarristici grunge al quale fa da fondale un apparato testuale viscerale e poetico. La loro musica è striata di nero, quel nero che determina la profondità di un progetto, quello sguardo attento al baratro del subconscio perfettamente musicato dalla formazione piemontese. Dopo aver pubblicato due ep, Edera Immobile e Milkshake, gli Eva’s Milk presentano nel 2007 il loro primo full lenght registrato per l’etichetta tedesca Fuego Records intitolato Cassandra e il sole che oscura. Oggi a distanza di quattro anni i tre musicisti novaresi si ripresentano con Zorn il loro secondo album edito ancora dalla casa discografica teutonica. L’ennesimo step fortunato di una giovane band tutta italiana che ha dimostrato di saperci fare.

Qual è la natura del vostro nome?
Appena abbiamo cominciato a suonare e a comporre le nostre canzoni ci serviva un nome, non avevamo idee precise, ma volevamo qualcosa che richiamasse la purezza e attraverso i suoni raggiungerla. La figura che abbiamo scelto è stata quindi Eva e il suo latte materno, in inglese perché in italiano suonava davvero male.

Musicalmente chi vi ha ispirato di più?
Io e Paolo siamo cresciuti insieme e la scena anni ‘90 l’abbiamo cominciata a vivere veramente quando in pratica era già finita. Non esiste un solo gruppo però a cui ci ispiriamo, sono troppi quelli che amiamo e ascoltiamo. In 3 ascoltiamo quasi tutto. Come etica sicuramente i Fugazi, sono un gruppo che ti insegna a stare al mondo oltre ad essere una band immensa.

Nella vostra realtà i testi hanno un importanza marcata, come nascono?
I testi sono difficili da fare in italiano. Ci sono regole da osservare, incastri, sempre se tu voglia dire qualcosa, non credo che tutte le canzoni vogliano dire qualcosa, il bello è che ognuno lo interpreta a modo suo. Credo che l’importanza sia questa, far viaggiare chi ti ascolta, è una cosa intima in cui non c’è spazio per altro

Presentateci il vostro nuovo lavoro, Zorn?
Il disco in realtà usci per la Germania nel 2010, per la nostra etichetta Fuego Records di Brema, ed è uscito “ufficialmente” in Italia a ottobre 2011. E’ il nostro secondo disco, dopo “Cassandra e il sole che oscura”. Abbiamo registrato una versione con archi di “Al tempo di Caronte” per promuovere il disco e ci abbiamo fatto un video, girato da Evelina De Gaudenzi, una bravissima regista nonché nostra amica e da Luca Fassetta, già regista del nostro primo videoclip “Turpentine”. Presto lo metteremo in free download dal nostro sito. La location è stata Casa Bossi, un luogo perfetto per l’idea di video che volevamo fare. E’stato l’esempio lampante di come si possa realizzare qualcosa unendo le forze sul territorio e di come possano esistere spazi perfetti per l’espressione artistica..e non solo.

Quali sono le maggiori difficoltà per una formazione giovane come la vostra?
Non credo ci sia un problema generazionale legato alle difficoltà. Più vuoi fare le cose fatte bene e diffondere un messaggio che a sua volta potrà essere accolto o no, più si incontrano ostacoli di burocrazia e conoscenze in pieno stile italiano. Oltre all’offerta di band che è folle e depistante. Noi ci produciamo e ci autofinanziamo TUTTO, le difficoltà maggiori arrivano inevitabilmente nel trovare spazi dal vivo, sia per il genere, sia appunto per la richiesta esorbitante.


A cura di Paolo Pavone

3 gennaio 2012

"Canto i tormenti di uomini e donne prima dell'apocalisse che verrà", Umberto Giardini anticipa qualche segreto del suo atteso ritorno, ma specifica: "Moltheni non esiste più"

Volevamo aspettare che ci fosse una diversa ufficialità, ma visto che lo fa MusicLetter lo facciamo anche noi... Con tanto di dovizia di particolari aggiuntivi che faranno sicuramente piacere a chi, come noi, lo ritiene tra i musicisti italiani che hanno più cose da raccontare.
Umberto Giardini torna, a quanto pare non più con il nome della farmacia (da anni anche lei ha chiuso i battenti in viale Sardegna a Milano, ndr) che aveva scelto come emblema del suo progetto iniziato nel 2009 con la fucina di talenti Cyclope records del buon Francesco Virlinzi, ma con il suo nome di battesimo Umberto Maria Giardini.
Il disco che sarà registrato nel mese di marzo avrà sonorità completamente nuove, senza chitarra acustica né basso. Sarà un disco diverso, lento, per certi versi noir, un disco decisamente maturo, queste le parole esatte di Umberto. Con testi rivolti ad un viaggio intorno all'uomo e alla donna, ai sentimenti e alla fortuna umana, prima dell'apocalisse che verrà.
Il disco avrà una durata relativamente breve, circa 35minuti, e probabilmente sarà presentato con un videoclip che sarà registrato ad Umea nel nord della Svezia.
Tra i brani di quella che potrebbe essere un'ipotetica track list parziale (ovviamente il termine ipotetico è d'obbligo visto che mr. Giardini ama molto cambiare in corsa e spiazzare il pubblico) troviamo Anni luce (probabile singolo), poi Amare male, L'ultimo venerdì dell'umanità, Genesi 3, Discographia, Fortuna. Un paio di brani sono la rielaborazione di quelli contenuti in Forma mentis, il secret record di Moltheni, il "leggendario" album dalle sonorità decisamente dure, mai pubblicato e rimasto pressoché totalmente in un cassetto, avvolto da un alone di mistero. Alcuni brani sono anche stati proposti dal vivo in un pugno di concerti realizzati 6-7 anni fa e vi assicuro che sanno regalare davvero momenti di ottima suggestione e grandi spunti testuali.
Altra possibilità, il ripescaggio di un brano già pubblicato (non diciamo quale, visto che questa è appunto solo un'ipotesi), riadattato con un nuovo arrangiamento, soluzione già felicemente sperimentata in questi anni.
Il titolo del disco ancora non è stato reso noto, si parla (lo scrive sempre MusicLetter, ndr) di L'umanità indotta, ma anche in questo caso il condizionale è d'obbligo, così come ancora misteriosa è la data di pubblicazione e l'etichetta con cui il nuovo lavoro vedrà la luce.
Questo per ora è tutto. Seguiteci che se ci sono novità ve le segnaleremo...
Anche se lui stesso specifica che il progetto Moltheni è definitivamente archiviato... a noi piace ricordarlo con una sua frase: "Moltheni non morirà mai, perché ciascuno di voi è Moltheni". Roberto Conti