9 maggio 2010

Viaggio nei festival estivi - La Tempesta sotto le stelle, Ferrara

La Tempesta si riunisce al completo nella splendida cornice di Ferrara sotto le stelle per proporre una serata unica. Dalle sei di pomeriggio fino all’una di notte, su due palchi,
musica che è poesia, musica che è riflessione critica su ciò che ci circonda, musica che è divertimento...

10 luglio 2010 - Ferrara
Piazza Castello e Cortile del Castello
Dalle 18:00 alle 01:00 / Due palchi
€15,00 / Cd sampler omaggio ai primi 1.000

La Tempesta è un collettivo di artisti che qualcuno chiama etichetta discografica indipendente. Per festeggiare il decimo anno di attività, La Tempesta si riunisce al completo nella splendida cornice di Ferrara sotto le stelle per proporre una serata unica. Dalle sei di pomeriggio fino a l'una di notte, su due palchi, musica che è poesia (vedi LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA aka Vasco Brondi, premiato al Tenco 2008, osannato da critica e pubblico per la sua poesia corrosiva, surreale e insieme iper reale), musica che è riflessione critica su ciò che ci circonda (vedi lultimo disco de IL TEATRO DEGLI ORRORI, A sangue freddo, e di TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, Primitivi del futuro), musica che è divertimento (vedi THE ZEN CIRCUS).Musica, quella de LA TEMPESTA, che a detta di molti (pubblico e stampa, anche non specializzata, vedi il lungo articolo su Pordenone, città natale de LA TEMPESTA su Io Donna del primo maggio 2010) è sempre di qualità.E se gruppi come IL TEATRO DEGLI ORRORI e TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, artisti a tutto tondo come VASCO BRONDI e MOLTHENI sono entrati ormai da temponell'immaginario collettivo della musica italiana, nell'ultimo anno abbiamo assistito ad una stupenda performance della label per cui sono emersi gruppi che sono finiti sotto i riflettori come IL PAN DEL DIAVOLO e THE ZEN CIRCUS.Non dimentichiamoci poi che a LA TEMPESTA SOTTO LE STELLE saliranno sul palco anche gruppi come SICK TAMBURO (di fatto nati dalle ceneri di Prozac+), COSMETIC (una riuscitissima versione italiana di un certo sentore wave anglosassone), GIORGIO CANALI (già chitarrista di CCCP, PGR) con i suoi ROSSOFUOCO e i geniali UOCHI TOKI (artefici di una micidiale miscela di hip-hop e rumore). Ai primi mille ingressi verrà regalato un cd che raccoglie il meglio degli artisti de La Tempesta: conviene arrivare presto! red

6 maggio 2010

Amor Fou - I Moralisti

I fortunati e bravi Amor Fou riescono a far uscire il loro nuovo pregevolissimo disco con la multinazionale Emi, invece che con l'indipendente La Tempesta, come preventivato in un primo momento. Cosa questa che già di per sè garantisce dei "benefit" anche a livello di recensioni e visibilità. Parla di loro il seguitissimo blog della signora Venegoni, per La Stampa.
Un bel battesimo, che li lancia verso un pubblico un poco più ampio dell'ennesima nicchia indie.
I Moralisti è un lavoro ancora migliore del già superlativo La stagione del cannibale che conteneva brani che sapevano davvero lasciare una traccia indimenticabile. Il periodo ipotetico, Quando un ragazzino appicca il fuoco o la struggente Cos'è la libertà (un tocca sana per tutti i "depressi" d'Italia) rappresentano episodi di altissimo cantautorato.
Con I Moralisti, Alessandro Raina e i suoi (in parte nuovi) compagni, Leziero Rescino ex La Crus, Giuliano Dottori e Paolo Perego, proseguono nel solco del cantautorato concettuale: dieci personaggi reali, nati fra il 1950 e il 1980, si raccontano indagando su che cosa sia oggi il moralismo. Ci viene quindi raccontata nel singolo di lancio la storia del bandito De Pedis, sospeso fra crimine e redenzione, che parla al proprio padre spirituale lamentandosi di una "vita non più possibile". Un brano, leggerissimo, si intitola con amara ironia Cocaina di domenica; un altro pezzo racconta la storia di una ragazza che si scopre omosessuale; poi c'è la una madre che ricostruisce il proprio rapporto disastrato con la figlia. Si colgono tantissimi riferimenti cinematografici e ma anche storico-letterari. E' un disco niente affatto facile che va ascoltato a lungo e ad ogni ascolto sa dare nuove delizie.
Dall'ep uscito qualche mese fa viene ripescato il mito di Filemone e Bauci, due figli che riescono a far dichiarare ai genitori i fallimenti della loro generazione.
La forza degli Amor fou, forse, è anche quella di riuscire a prendere il meglio dei tanti esperimenti musicali nei quali i vari componenti della band si sono cimentati: Raina viene dai Giardini di Mirò e ha fatto parlare di sè con tanti progetti paralleli, ultimo in ordine di tempo Casador; Giuliano Dottori ha da poco pubblicato un disco solista di rara e delicata suggestione.
Ci sono già diverse date del tour: il live del disco precedente mi era piaciuto ma poteva decisamente migliorare. Se ci sarà più phatos dal vivo, per I Moralisti si prospetta un fulgido futuro.
Roberto Conti

'Ascolti emergenti' di maggio

Nobraino - No Usa! No Uk ***
Il disco, edito dalla neonata etichetta discografica MArteLabel e registrato con la supervisione artistica di Giorgio Canali, è stato preceduto dal singolo La giacca di Ernesto presentato nel marzo scorso nel salotto di "Parla con me", la trasmissione di Serena Dandini che vanta ambizioni musicali. No Usa! No Uk contiene soltanto tre brani inediti: La giacca di Ernesto è a mio avviso il più rappresentativo: è una canzone che parla dell'ineluttabile importanza del costume, ispirata alla più fatua delle affermazioni: "oggi sono contento di come sono vestito". L'onesta monarchia di Luigi Filippo, è la storia di un grande re che avendo raggiunto il massimo splendore si "dimette" per la noia di non poter più migliorare. La nota stampa segnala De Andrè nei paraggi, anche se noi lo abbiamo visto solo molto lontano. Nel complesso si tratta di un disco di sottofondo piacevole e adatto ad ogni occasione, dove la bossanova si mischia al rock e ad episodi cantautorali. Questo disco, anche se la maggior parte dei brani sono già noti al pubblico che segue la band costituita da ex giocatori di basket, è una buona occasione per fare conoscenza con questa interessante formazione. Roberto Conti

Ilaria Pastore - Nel mio disordine ***
Devo dire la verità, anche se talvolta i paragoni possono non essere il massimo per una recensione, ma quando mi sono trovato tra le mani il disco di Ilaria Pastore, Nel mio disordine, mi è subito venuta in mente L'Aura, ve la ricordate, quella che ha scelto di aggiungere l'apostrofo al nome per "differenziarsi". Ilaria è altrettanto brava, raffinata e personale, si presenta nel brano di apertura E la chiamano notte con una chitarra leggera leggera che sa arrivare alle corde più sensibili della mente. In un mondo a cavallo tra reale e onirico, Ilaria gioca con le parole con grande maestria e semplicità, così come nel booklet dove si presenta agghindata di cappuccio rosso, corpetto e gonna realizzata con un bubble per imballaggi. Vaga per un bosco urbano dove qua e là compaiono palloncini e strumenti musicali: ci ha portati nel suo disordine, lo stesso che nella traccia 5, Miele, mescola "curiosità e timore". La produzione artistica dell'album, in cui ha creduto la milanese Totally Unnecessary records, è stata firmata da Ilaria insieme al chitarrista Gipo Gurrado. Completano il trio di musicisti Lucio Fasino e Antonio Fusco. Tornando al paragone con L'Aura, ad ascolto ultimano, in alcuni episodi (vedi Fermo immagine) la somiglianza un po' rimane. Ma Ilaria ha avuto il buon cuore di chiamarsi con il proprio nome e cognome. Roberto Conti

27 aprile 2010

Tre allegri ragazzi morti - Primitivi del futuro ****

Premessa numero 1: non sono un grande fan dei Tre Allegri Ragazzi Morti. E in tutto questo, premessa numero 2, i Tre Allegri Ragazzi Morti decidono di "cambiare" genere, virando bruscamente verso sonorità raggae che, premessa numero 3, generalmente sopporto con molta e irritante fatica. Mi autoimpongo di non considerare le 3 premesse iniziali e di ascoltare il disco ripetutamente e con imparzialità. Ma non serve forzare nulla, il disco mi incolla. Parla di vite patetiche, vuote, vissute passivamente tra rassegnazione e inesistente reattività. Parla di noi, della società in cui viviamo e del modo in cui la viviamo, subendola in tutte le sue deformazioni, in un mix di accettazione e spento desiderio di reazione e cambiamento. Parla di alienazione, e io, che sto ascoltando il disco in coda in tangenziale, mi sento tirato dentro. Poco conta la musica che ci sta sotto. Forse i fan della prima ora mal sopporteranno il raggae/dub o quel che sia il genere musicale di Primitivi del Futuro, ma le parole, a cui non manca il consueto carico di vena poetica, si appoggiano benissimo sul ritmo in levare e sulle sonorità lontane e un pò nostalgiche ricamate sopra; lo stato d'animo del disco è reso perfettamente, e se provo a immaginarmi qualche schitarrata distorta il senso del disco non mi sembra più lo stesso. Da un gruppo come i TARM è lecito (se non addirittura richiesto) aspettarsi cambiamenti, rinnovamenti e sperimentazioni musicali in ambiti diversi che permettano di non restare imprigionati in etichette e rimanere sempre uguali a sè stessi. E la strada scelta per questo disco è intrapresa con coraggio ma senza presunzione, con "timidezza" ma con determinazione e consapevolezza. Bisogna un pò uccidersi per rinascere e, per citare un verso di questo loro ultimo lavoro, "morire per la vita fa la morte un pò più debole".
Marcello Colombo