22 settembre 2012

Da I Cani a Maria Antonietta, da Dente a Brunori: ecco i miracolati degli Anni Zero


Viviamo in un periodo in cui, grazie al web, ogni genere di fenomeno anche musicale appare e scompare a rapidissima velocità. Accade, in questo contesto, che un giovane romano pubblichi su Youtube un paio di canzoni prodotte in casa, e che queste si diffondano in modo virale. Accade, poi, che al giovane in questione venga richiesto di mettere insieme un intero album e gli vengano affiancati altri due musicisti per andare a fare qualche concerto in giro. E accade che, nonostante le realtà descritte nelle canzoni dell'album siano circoscritte a particolari età e luoghi, il contagio virale oltrepassi le mura della capitale e i Cani diventino una band conosciuta ed apprezzata in tutta Italia.
Settoriali, strettamente legati all'attualità, facilmente localizzabili geograficamente ed anagraficamente, difficilmente esportabili e stroncati dalla critica. Niente sembra comunque fermare i Cani, realtà ormai conosciuta in tutto il Paese seppur nata soltanto due anni fa. I pariolini di 18 anni, brano con ovvi riferimenti ad un fenomeno giovanile del tutto romano, sembra riuscire a descrivere anche altre tipologie di gioventù borghese e destrorsa, omogeneamente distribuite in tutto il Paese. Wes Anderson, una canzone che descrive scenari sia esteriori che interiori che richiamano i film dell'omonimo regista, risulta comprensibile e condivisibile anche da chi non sa chi sia Wes Anderson e non ha mai visto alcuno dei suoi film. Le coppie, brano che narra le consuetudini dei fidanzati capitolini, cita alcuni luoghi della vita mondana che risultano sconosciuti alla quasi totalità degli italiani ma riesce comunque a far sì che i luoghi citati diventino patrimonio di tutti, come non succedeva dall'epoca degli 883.
Già, forse gli ultimi a risultare nazionalpopolari seppur estremamente legati ad una specifica area geografica furono proprio gli 883. Sarà per questo che ai Cani è stato dato l'onore di aprire le danze nella compilation-tributo alla band pavese che ha dominato la scena degli anni '90. Compilation che, come già abbondantemente detto, raduna tutto un sottobosco di musicisti che come modalità di espressione artistica hanno molto da spartire con i Cani. Una scena underground in cui alcuni artisti emergono velocemente, spesso grazie all'anonimato e ad alcuni brani fatti in casa e diffusi viralmente su Youtube, bypassando totalmente la normale trafila discografica. Formare una band, fare le prove in cantina o nel garage, suonare nei locali, racimolare qualche soldo per registrare un demo, trovare faticosamente un contratto discografico ed un produttore, sembrano ormai retaggi di un'epoca passata. Bastano alcuni suoni ruvidi faticosamente innestati su una struttura pop ammiccante. Basta una produzione imprecisa o inesistente, come se avvalersi di un produttore fosse un difetto. Basta aver cura di citare luoghi o usanze strettamente attinenti all'attualità, in modo che tutti possano riconoscersi, almeno per qualche mese. Ed è così che la musica indipendente italiana si trasforma da espressione artistica, rivendibile a pochi, ad un fenomeno di massa che riesce a coinvolgere più persone in una sorta di fratellanza.
Ma è a questo livello che si comunica nel 2012, ed è con questa chiave di lettura che si spiega il successo dei Cani. L'intento di questa modalità comunicativa è di arrivare subito, anche in modo aspro e sanguigno, come nel caso di Maria Antonietta, anch'essa presente nella già citata compilation sugli 883. E quando l'artista non si propone dichiaratamente come cantautore, spesso ricorre alla formula della one-man band, perché non c'è tempo di creare un'identità di gruppo. I Cani trovano illustri predecessori nelle Luci della centrale elettrica, nome dietro al quale si nasconde il solo Vasco Brondi. O la Brunori sas, collettivo la cui mente pensante è costituita dal solo Dario Brunori. Più ammiccante e radical-chic il primo, più fintamente umile e scherzosamente egocentrico il secondo. Diverso è, poi, il caso di Il Genio, duo esploso nel 2008 grazie al tormentone Pop porno, forse il primo caso in Italia in cui un fenomeno musicale underground si è imposto viralmente tramite le nuove tecnologie. Dietro c'era, però, tanta sostanza, come testimoniato dal secondo lavoro non a caso intitolato Vivere negli anni X e anche dal disco solista di Gianluca De Rubertis, mente del gruppo, già recensito da AsapFanzine.
Il caso più noto, però, di rapida ascesa di un artista proveniente dalla scena indipendente, è sicuramente Dente. Quattro album, ormai, più innumerevoli partecipazioni a compilation di vario genere e collaborazioni con altri artisti, emergenti e famosi, underground e mainstream. Un nome così spesso pronunciato nella scena musicale italiana da diventare di pubblico dominio. La promozione di un artista, e la distribuzione di un prodotto discografico, di questi tempi, si effettuano anche così. Marco Maresca

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