12 luglio 2017

Gazzelle, il modaiolo Superbattito è un esordio ben noioso

Gazzelle sceglie di pubblicare il suo album di debutto, intitolato Superbattito, proprio quando Calcutta sembra cominci a voler far perdere le proprie tracce, per un lasso di tempo medio-breve. E geograficamente appartengono alla stessa regione, tra le altre cose. Il disco di Gazzelle esce per l'interessantissima ed eclettica (superbo il lavoro svolto con i toscani Siberia, a mio avviso) Maciste Dischi. Il ragazzo, lui, Gazzelle, ci sa fare. Sia con con gli arrangiamenti che le armonie, indubbiamente, ma il disco non è affatto un lavoro interessante. Voce trascinata e troppo forzata sin dall'inizio, con Non sei tu, brano che a mio parere non dovrebbe aprire un lavoro.
Tantomeno di debutto. Le immagini trasportateci dal suono sono poco ipnotiche e sfiorano, alle volte, la banalità. La raggiungerebbero in pieno se non fosse per la dolcezza di alcuni attimi, che comunque durano pochissimo rispetto alla totalità degli spunti proposti da questo Superbattito. I rimandi sono dolci, sì, ma banali e già raccontati. Quella te, per esempio, non si discosta molto dal lento e meccanico incipit di Non sei tu, e bisogna aspettare sino a Zucchero filato per poter ascoltare, finalmente, qualcosa di minimamente accattivante: il ridondante ed ansiogeno ritornello "Te lo ricordi, lo zucchero filato?" ripetuto senza sosta è uno spunto più che interessante, incastonato in una ritmica molto New Order e poco rintracciabile. Meltinpot inizia anch'essa bene, ma si perde, infrattandosi in scontati giri e giochi di parole. È una canzone con buone idee che si arenano, purtroppo, nella più totale mancanza di idee. Su parallelismi e marchingegni vocali ben strutturati posa le sue basi invece Balena, ultimo scorcio positivo del disco leggibile come un'alienante lista della spesa. Demodè sarebbe un pezzo fighissimo se fosse urlato ed esultato, ma Gazzelle pare proprio non averne idea, preferendo piuttosto inserire pianole ed elettronica e ribadendo un'atavica mancanza di attitudine allo sfogo sonoro. Rime "giù/più" come se piovesse, poi. Insomma, non voglio essere toppo cattivo con Gazzelle, però dovrebbe metterci un po' più di coraggio e andare dritto per la sua strada, invece che indugiare sulle voglie del momento. Troppo Bugo (che peraltro è in rapidissimo declino) e nulla di Babalot, e questo è il risultato. Andrea Vecchio

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