12 maggio 2008

Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato ****

Gli Afterhours potrebbero accomodarsi sull'olimpo della musica rock indipendente italiana, ma non lo fanno e si mettono in discussione con un ottavo album I milanesi ammazzano il sabato ricco di sperimentazione e di frammenti che si distaccano come schegge dal tradizionale stile rock un po' cupo che avevamo conosciuto in questi anni. Ne sono esempi la ninnananna finale Orchi e streghe sono soli, l'introduzione dei fiati di Enrico Gabrielli negli arrangiamenti (scelta che personalmente non mi entusiasma), le percussioni che esplorano territori inusuali. Dolcezza e tensione rock si mescolano in un disco non immediato, ma promosso a livello mediatico con intelligenza (e i risultati si sono visti classifica alla mano). Anticipato da Le sessioni ricreative, una sorta di uncut, distribuito con XL di aprile, l'attenzione sugli Afterhours è stata da subito intensa, il tour poi è partito ancora prima delle recensioni che spesso distorcono le idee di chi ascolta... Manuel Agnelli scrive parole più vicine alla quotidianità e sceglie spesso la forma della canzone breve per trasmettere i suoi messaggi: come per un libro di poesie, la vita del disco sarà lunga e le canzoni si autopromuoveranno sicuramente meglio di come potrebbe fare una recensione scaturita da un paio di ascolti. Il disco, intitolato quasi come un romanzo di Giorgio Scerbanenco (I milanesi ammazzano al sabato) non parla in realtà di Milano, se non di striscio Tema: la mia città, è piuttosto un affresco a mezze tinte della vita quotidiana di ciascuno di noi, affresco del quale per ora non riesco a comprendere appieno il contenuto. Roberto Conti

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