Il debutto solista di Francesco Motta La fine dei vent'anni è uno dei miei dischi preferiti di quelli ascoltati finora nel 2016. Un disco che mescola nel migliore dei modi pop e canzone d'autore; mi piace immensamente per come è suonato, per l'attitudine delle canzoni in cui si sente l'impronta intensa del Pan del diavolo (Del tempo che passa la felicità) e di quel Riccardo Sinigallia (La fine dei vent'anni), qui co-autore di tre brani, che quasi nessuno va a sentire ai concerti, ma che tutti idoloatrano come produttore.
4 luglio 2016
Afterhours, doppio disco di morte e rinascita
Gli Afterhours provano a tornare grandi con il doppio album Folfiri o Folfox, disco cupo ma avvolgente nel quale Manuel Agnelli non nasconde la sofferenza legata alla dolorosa morte del padre. Una marcia funerale rock e sinistra, umorale, di sentita interpretazione, nella quale chitarre distorte fanno il paio con sintetizzatori lugubri.
2 luglio 2016
Marco Iacampo - Secret show a Oleggio con cinghiale e partita
A Oleggio sabato 2 luglio sarà protagonista di un secret show dove si esibirà in acustico, in un'atmosfera intima e rilassata. Il concerto inizia alle 19.30, a seguire sarà possibile vedere la partita Italia-Germania mangiando e bevendo in loco (il menù prevede pappardelle al cinghiale a volontà o piatto vegetariano).
30 giugno 2016
Dolore e declino: lo sperimentalismo sonoro di Barachetti-Ruggeri esplora il mal di testa della società occidentale
E’ difficile recensire un album
come questo White Out. Perché? Per svariati motivi. Perché devo fare piazza pulita
dei pregiudizi, positivi o negativi, che mi vengono dagli ascolti dei
precedenti lavori del duo, in forma del gruppo Bancale nel caso di Barachetti e
del disco solista Ius nel caso di Ruggeri. Perché un concept album, in questo
caso basato sul mal di testa come simbolo del declino occidentale, andrebbe
valutato anche per la sua capacità di esprimere ciò di cui si fa portavoce, e
non è sempre facile entrare in sintonia con l’immaginario di chi questa idea l’ha
sviluppata ed infine messa in forma di tracce musicali (lavorandoci, nel caso
specifico, per ben tre anni). E perché stiamo pur sempre parlando di un album
di musica sperimentale, dove strumenti autocostruiti o suonati in maniera non
convenzionale da Ruggeri si uniscono alle parole contorte e magniloquenti di
Barachetti. Ma a voi frega qualcosa del mio sforzo nello scrivere queste parole?
Presumo di no, quindi è meglio che vado al dunque invece di indulgere ogni
volta in preamboli che allungano il brodo.
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