29 aprile 2013

Quei dettagli che fanno la differenza. Videointervista a Il Triangolo

In occasione dell'apertura del concerto dei Ministri al Phenomenon di Fontaneto d'Agogna abbiamo intervistato Il Triangolo. Con la band di Luino abbiamo chiacchierato di un anno di vita del disco Tutte le canzoni, del nuovo album in cantiere per l'autunno (che vedrà sonorità un po' meno beat e più folk), del progetto su MausicRaiser a coronamento di un ciclo molto positivo e di Carlo Pastore "ospite nascosto" nel brano La primavera. 
L'intervista è proseguita con qualche consiglio musicale (Giuradei, Selton, Managment del dolore post operatorio) prima di un live di grande effetto e di un concerto dei Ministri che il Triangolo ha seguito dal cuore del pogo.
Intervista di Roberto Conti



Un allegro disco sulla nostalgia: ecco i Selton con un disco per "staccare la spina"


I Selton, band folk rock brasiliana trapiantata a Milano, portano nelle mie orecchie una ventata di spensieratezza proprio quando siamo alle porte della stagione che dovrebbe essere propizia a questo stato d'animo e invece si trascina in un'interminabile coda piovosa. 
Il modo scanzonato di fare musica di questi quattro ragazzi a tratti mi fa venire in mente band Anni Sessanta d'oltreoceano, California in particolare. Il tema della nostalgia (saudade) per qualcuno o per la propria terra viene raccontato in musica con estrema leggerezza: Saudade è infatti il titolo del terzo album dei Selton, che arriva dopo Banana à milanesa, in cui hanno reinterpretato classici della tradizione milanese come Jannacci e Cochi&Renato, e dopo l'omonimo Selton, secondo disco della band.
Si sono formati come gruppo nel 2005 a Barcellona dove sono stati notati dal programma televisivo Italo-Spagnolo di Fabio Volo che ha aperto loro le porte dell'Italia dove riescono a destreggiarsi con disinvoltura dal club semivuoto al grande festival, fino alle ospitate televisive. Dalla loro musica traspare come detto spensieratezza, ma anche colore e gioia di vivere, forse un paradosso visto che la nostalgia è il leit motiv del disco. La malinconia che un amore concluso ci lascia sulla pelle viene portata via dalle onde di un oceano che lascia una spuma contagiosa.
Le dieci tracce alternano italiano, inglese e portoghese: un amore un po' alcolico sguazza tra vino e whiskey con autoironia in Piccola sbronza a cui ha partecipato anche Dente; questo brano propone riflessioni su coloro che amiamo e su come a volte ci facciano del male anche involontariamente. Vi avverto, Piccola sbronza ha un pericoloso tasso di memorizzazione immediata.
Il cantautorato italiano si mescola a suoni elettronici, cori e doppie voci nel brano Un ricordo per me. In Across the sea si respira un'atmosfera da spiaggia. Qui Nem Gilò-Saudade, con la partecipazione di Arto Lindsay, è un altro brano in piena atmosfera carioca.
Eu nasci no meio de um Monte de gente, cantata in italiano e portoghese, inizia piano per poi svilupparsi con riusciti coretti che ci fanno sentire ancora bambini. Infine cito Ghost song in cui sembra di sentire quei vecchi jingle che si usavano negli USA negli anni '50, per certe bevande in particolare... indovinate quali?!.
Se si mettono da parte per il tempo necessario i personali gusti musicali, questo è un disco adattissimo a staccare la spina e ad abbandonare per strada problemi e ansie (e non è poco), possibilmente a bordo di un maggiolone vintage decapottabile con tavola da surf ben in vista. Alessandra Terrone

Neverland e le sue 10 ore di musica: da Fiumani a Benvegnù, dai Pan del diavolo ad Alessandro Fiori

A causa della crisi quest’anno in Italia la programmazione musicale dal vivo è abbastanza povera, e neanche i locali più importanti organizzano qualcosa per cambiare questa prospettiva. Poi, tutto ad un tratto, il Bloom di Mezzago (MB), il locale famoso per aver portato in Italia i Nirvana, propone in una sola serata dieci ore complessive di musica indie di altissimo livello. Senza troppa pubblicità e senza troppo clamore, il Neverland festival di sabato 27 aprile 2013 ha portato in Brianza nomi abbastanza grossi e sicuramente piacevoli. Si parte nel pomeriggio con gli emergenti: Paletti (progetto solista del cantante dei The R’s), gli ottimi Albedo, i bergamaschi Karenina (in rappresentanza di una realtà musicale geograficamente vicina al Bloom), e i Sakee sed, la cui ascesa sta prendendo una piega insolitamente rapida. In serata si esibiscono Alessandro Fiori (in acustico), Diaframma (sul palco elettrico), Giancarlo Onorato con Paolo Benvegnù (in acustico) e Pan del diavolo come gruppo di punta sul palco elettrico. Come degna conclusione della serata, dirige le danze il dj set di Davide Facchini di Radio popolare. C’è da fare un applauso agli organizzatori per la coraggiosa programmazione della serata in tempi di crisi, sfidando le probabili defezioni a causa di maltempo, scarsa promozione e già noti limiti tecnici del Bloom (è scomodo da raggiungere per chi non è della zona, è piccolo, lo spazio per i live in acustico è inadeguato mentre nella sala al piano terra l’acustica non è buona, insomma una bella sfida organizzativa). Un punto a favore è sicuramente il prezzo del biglietto: dieci euro spesi benissimo. A sfavore i prezzi delle bevande (oltretutto gravati da un euro di cauzione sui bicchieri) e soprattutto il comparto ristorazione. Il Bloom ha allestito un enorme gazebo esterno con cena esclusivamente a base di panino con salamella grigliata e l’unica scelta del menu era se aggiungere anche i peperoni oppure no. A parte la mancanza di attenzione per esigenze alimentari particolari, sembra assurdo pagare 3,50 euro un panino che si mangiava letteralmente in due bocconi. 4 euro se al mini panino con mini salamella si aggiungeva anche un peperone. Uno, di numero. Ma evidentemente, in qualche modo, il Bloom doveva rientrare coi costi, e quindi gli si perdona anche questa, specie se all’interno dell’area ristorazione si può trovare un Federico Fiumani in formissima e disponibile a foto e discorsi esistenziali. In effetti, dato il target del locale, l’esibizione di Fiumani coi suoi Diaframma è quella che merita due parole in più. Entrato da anni in uno strano limbo nel quale è idolo degli addetti ai lavori ma ignorato dal grande pubblico, il toscano propone ormai uno spettacolo autocelebrativo nel quale non esiste parete divisoria tra lui e l’altra parte della barricata. Soundcheck effettuato con il pubblico già in sala e dialogo continuo con le prime file e col fonico (memorabile la richiesta, quasi seria, di poter avere sul palco un po’ di cocaina da pippare, quando il fonico lo avverte che è ora di iniziare a suonare). Ma anche tante perle naif verso fine concerto, tra cui: mollare la chitarra a canzone in corso per tirar fuori un fazzoletto di stoffa e soffiarsi il naso, improvvisare la scaletta accennando Anarchy in the U.K. dei Sex pistols ed Eroi nel vento degli amici Litfiba per coprire venti minuti finali non previsti, ma soprattutto interrompere bruscamente Marta dopo la prima strofa sentenziando: “Basta, questa viene troppo di merda”. E c’è il sospetto che dietro questi atteggiamenti di anti-divo ci sia qualcosa di sapientemente calcolato, perché gli ottimi bassista e batterista seguono senza tentennamenti ogni follia e colpo di testa del leader della band. Perfino l’esibizione acustica di Alessandro Fiori con le sue canzoni che parlano della cacca sbiadisce con Fiumani sul palco.
Giancarlo Onorato e Paolo Benvegnù presentano invece un curioso progetto ricco di cover insolite: Lou Reed, Velvet underground, Stranglers, Tom Waits e addirittura Nine inch nails e Radiohead (con riarrangiamenti geniali in acustico). Gran finale affidato ai siciliani Pan del diavolo, con il loro show elettroacustico infuocato. Ottima la partecipazione del pubblico ma scaletta troppo tirata e troppo lunga: per il loro genere, quaranta minuti sarebbero più che sufficienti. Due parole sulla scelta tecnica di alternare le esibizioni in acustico a quelle elettriche: funzionerebbe meglio se il locale fosse strutturato meglio. Per i live acustici è stata riadattata la sala cinema al piano superiore, con ambiente chiuso ed insonorizzato e posti esclusivamente a sedere. Ma questa è difficilmente raggiungibile ad esibizione già in corso e quindi come pubblico non è pensabile alternarsi tra le varie esibizioni. Di fatto, chi rimane giù al bar e al palco principale si perde le esibizioni acustiche, e chi è nella sala cinema si tiene ben stretto il posto. In conclusione, pur rimanendo intatta l’impressione di un’ottima serata con una lodevole programmazione, è inevitabile pensare a quanto potrebbe essere più soddisfacente un festival del genere in un ambiente meglio attrezzato. O forse la magia di Neverland è possibile proprio grazie al fascino antico del Bloom. Marco Maresca

28 aprile 2013

Koinè - Come pietre - Rec. in 10 parole
















Come pietre (Alka record label) è il secondo full-lenght album per i Koiné. Nove tracce introspettive che parlano dell'impossibilità di esprimere liberamente emozioni e sentimenti.

Recensione in 10 parole: perdita (purtroppo questa recensione inizia con le doverose condoglianze alla band per la scomparsa del loro chitarrista Gabriele Guerzoni, una notizia terribile che ci è stata comunicata in questi giorni dalla loro etichetta discografica Alka), rock melodico (con melodie funzionali ad esprimere tutte le emozioni sommerse), voce (molto particolare, imperfetta ma espressiva), Ninfa (il mio brano preferito), Se telefonando (un'ottima rielaborazione del brano di Mina, i cui contenuti sono in linea con il tema dell'album), passione, imperfezioni, potenzialità (ancora da scoprire pienamente). Marco Maresca

Voto: **/

Tracklist:
1. Come pietre
2. Ninfa
3. Freddo fuori
4. Brutalmente
5. La ballata dei panni sporchi
6. Segui la notte
7. Se telefonando
8. Polvere
9. Un attimo