29 marzo 2013

Un viaggio nel corpo umano come metafora della vita: riecco gli Albedo con Lezioni di anatomia

Lezioni di Anatomia: gli Albedo ti entrano nel cuore, ti sfiorano con le dita, ti danno anche un bel pugno allo stomaco. Parlano a tutte le pance, respirano suoni attraverso i polmoni, ti fanno scoprire il mondo con i loro occhi, e nel fare tutto questo hanno anche un bel fegato, mentre tu ascolti ti si piega la schiena verso le casse stereo per sentirli meglio ed infine è un album che riesce a portarti lontano con la forza delle sue gambe.
Non ho fatto altro che proporvi la track list dell’ultimo album degli Albedo Lezioni di anatomia (V4V Records - Inconsapevole Records).
Registrato in presa diretta e mixato da Adel Al Kassem al Massive Arts studio di Milano, questa ultima fatica degli Albedo mi ha affascinato quanto i precedenti lavori. Un disco inondato di delay, che sembrano proprio portarti in un viaggio attraverso il corpo e la mente. Sicuramente un concept, davvero emozionante e delicato, che racconta attraverso il nostro corpo le gioie e i dolori di questo incredibile viaggio che è la vita.
Un pop davvero raffinato ed originale che fa di Raniero Federico Neri e soci una delle più belle ed affascinanti realtà della scena indipendente italiana.
Scritto ed arrangiato dagli stessi Albedo, questo lavoro segna un ulteriore passo di maturità della band milanese che anche dal vivo sa regalare forti emozioni. Li aspettiamo, come sempre, alla prova del live, con cuore per emozionarci, dita per applaudire, stomaco stritolato dalle emozioni, pance anch’esse che sentono la tensione emotiva della band, polmoni per urlare ancora bis... occhi per ammirare gli artisti nella loro performance, fegato, quello necessario in questo mondo massificato negli ascolti ad andare a cercare e scoprire queste realtà, schiena perché a volte vorremmo caricare sulle nostre spalle tutti i dolori del mondo e gambe perché vorremmo sempre correre verso i nostri sogni così come fanno i pescatori... oops gli Albedo. Marco Colombo

27 marzo 2013

Wavves: un disco punk che vola alto, senza paure

Torna dopo tre anni dall'ultimo full-lenght King of the Beach il duo di San Diego che risponde al nome di Wavves. Personalmente li ho conosciuti dopo uno split con i Trash Talk, e da quel momento mi sono deciso a seguirli in ogni loro passo.
Afraid of Heights penso sia il loro capitolo più rappresentativo ed accattivante. Non "l'album della maturità" come è di moda sostenere riferendosi a gruppi indie che dopo aver fatto anni a suonare nei centri sociali di spalla a gruppi punkrock si accorgono di essere passati di moda e si mettono a registrare un concept album su acconciature alla moda e vita libertina londinese spendendo migliaia di euro: penso che per gli Wavves il concetto di maturità non possa esistere. Devoti allo skate ed all'assiduo consumo di piante, Nathan e Stephen sono commoventi per coerenza e stile, riuscendo a dimostrare che ai loro deliri non ci sia mai fine.
Demon to lean on lo dismostra: un singolo da top chart sin dal primo giro di chitarra, semplice semplice, che sfocia in un ritornello che testimonia come gli Wavves abbiamo imparato a pieno le lezioni impartite da Get Up Kids e Weezer in ambito di atmosfere ed impatto. L'attitudine,
invece, rimane sempre quella viziata e nichlista di sempre: "Holding a gun to my hand, so send me an angel. Or bury me deeply instead, with demons to lean on". Non abbandonano per nulla la vena psicotica che contraddissinse i loro primi lavori e che esplose in Life suxx, ma ne aumentano la potenza grazie a chitarre più decise ed a ritmi più spiccatamente punkrock. Ne sono un esempio Mystic e Dog. Finalmente. Non che mi annoiassero pezzi come I wanna meet Dave Grohl, tutt'altro. Il fatto è che gli Wavves sono di San Diego, e da San Diego arrivano gli Unwritten Law ed i Locust, non dimentichiamocelo. Tornando a parlare di questo ultimo lavoro, in formato LP, Afraid of Heights, che ne dà il titolo, è testimonianza di ciò che ho specificato prima: gli Wavves non hanno cambiato stile, il loro modo di suonare garage e surf è diventato solamente un po' più punk. Per il resto, i loro interessi per gatti, stile di vita Hippie-Punk e clamorosi mullets rimane immutato."I'll always be on my own", recita l'ultima e straziantissima parte della canzone. Paranoid e Cop avrebbero potuto essere perfette per la colonna sonora di "Blow"; Beat me up è di chiara scuola Misfits o per lo meno East Coast; Everything is my fault strizza l'occhio a Leonard Cohen ed agli Stooges; Gimme a knife, con quel suo slang per "give me", è sicuramente una dedica ai Black Flag, che su "gimme" e coltelli incentrarono più di una riflessione e che, non dimentichiamoci,
abitavano solamente un po' più a nord (su scala americana ovviamente) rispetto a San Diego.
Rimanendo in ambito geografico, specifichiamo una cosa: usano ancora tantissimo le tastiere. Less punk? Non direi. A San Diego la tastiera suona diversamente che negli altri posti. Afraid of Heights è, in conclusione, sicuramente un gran disco. Eclettico, commovente, denso di richiami e di idee portate all'azione. Grandissimi Wavves. Andrea Vecchio

Il nuovo dei Depeche tra synth e derive intime


Come non parlare del nuovo lavoro dei Depeche Mode, Delta machine. Il gruppo torna dopo 4 anni dall'ultima pubblicazione Sounds of the Universe, con una sonorità più vicina al blues. Un cambio di rotta che il tastierista e chitarrista Martin Gore spiega così: "E' stata una bella sfida, volevo che i brani avessero un sound molto moderno. Questo disco ha qualcosa di magico".
In realtà l'evoluzione sonora c'è, ma non sconvolge: la musica dei Depeche si è evoluta negli anni, dal synth-pop al pop-rock e alla new-wave fino a diventare il gruppo di riferimento e di maggior successo della musica elettronica. Una delle band più importanti dell'ultimo trentennio che ha ispirato ed ispira da sempre tanti altri artisti che propongono musica elettronica e non solo. La carica di energia scorre nelle vene di Dave Gahan e compagni senza pensare agli anni che passano e che sembrano non pesare sulla loro musica. 
Delta Machine è il loro tredicesimo disco (inteso come studio album), si apre con Welcome to my world. Un inizio un po' silenzioso, diverso, di stampo melodico e in un certo senso perfino fuorviante rispetto a ciò che ci si aspetta da loro, ma si passa subito a Angel -uno dei singoli scelti per la promozione del disco- che non delude le aspettative col suo blues elettronico.
Tredicesimo l'album, tredici i brani. Tra questi Heaven -l'altro singolo che anticipava l'album- entrata già nella testa e sentita più volte senza stancarmi con le sue voci ben sovrapposte.
Ancora Broken che mi rimanda ad altri dischi del gruppo, Secret to the end nella migliore tradizione elettro dei Depeche, ma anche Alone che con la sua lentezza crea un certo equilibrio.
In The child inside Dave, come spesso accade,  usa la sua voce quasi come un supplemento della strumentazione elettronica. D'altronde la sua è una delle voci più particolari che arrivano dagli Anni Ottanta. 
La band si congeda con Goodbye riprendendo un po' il brano d'apertura, salutando dopo il viaggio insieme nel loro piccolo universo (My little universe).
A dispetto della poca considerazione ricevuta negli Anni Ottanta da parte di pubblico e critica, presi da altre band poi scomparse, Dave e i suoi hanno continuato a creare e migliorare la loro musica e il tempo ha dato loro ragione. Tra gli artisti o pseudo-tali del periodo, i Depeche (a parte qualche rara eccezione) possono essere considerati band di riferimento sempre al passo coi tempi se non un passo più avanti rispetto ad altri. E a onor di cronaca dobbiamo anche ricordare che il gruppo si è sempre distinto nei live dove riesce a portare tutto di sé, incluso quel carisma che nei dischi difficilmente traspare. A breve inizierà un tour in tutto il mondo, che continuerà fino alla seconda metà del 2014. E’ ovviamente prevista l’apparizione live anche in terra italiana. Due date – il 18 e 20 luglio – a Roma e Milano, per gustarsi sicuramente uno spettacolo diverso, dove ovviamente non mancheranno anche le storiche hit che hanno coronato la carriera della band.
In conclusione un giudizio su questo disco, ideale per tutti coloro che amano la musica elettronica, ma anche per quelli che non la amano particolarmente. Alessandra Terrone

Joker gang - Dispettose prigioni - Rec. in 10 parole















Dispettose prigioni è il primo album della Joker gang, una band del milanese che propone un curioso esperimento di dark rock cantato in italiano.

Recensione in 10 parole: coraggio (la Joker gang ne ha tanto, lanciandosi in uno stile musicale che al momento è totalmente fuori dall'attenzione mediatica e di pubblico), tecnica (l'album, benché autoprodotto, stupisce per un livello tecnico di voce e strumenti ben superiore alla media, che si intuisce chiaramente anche senza particolari virtuosismi che sarebbero stati inutili), testi (anche qui la parola giusta sarebbe "coraggio". Sono testi estremamente particolari, intimi, sofferti), Litfiba (un riferimento musicale costante, come si capisce nei brani Di ritorno dal precipizio e Cambio di morale), oscurità (è un album che nelle musiche, nei testi, nei titoli dei brani, celebra il lato nascosto del Joker, giullare dal sorriso forzato che nasconde la disperazione interiore), melodia (Nella zona del crepuscolo è uno struggente brano melodico come non se ne sentivano dagli anni '70), disperazione (come nella copertina che raffigura il Joker intrappolato in una prigione dalla quale non riesce ad uscire), metrica (anch'essa molto particolare: in vari passaggi le linee vocali non sono funzionali alla melodia, ma proprio per questo i testi risultano ancora più incisivi), produttore (la band potrebbe fare ancora di meglio col supporto di un professionista, qualcuno che, ci auguriamo, li aiuti senza cercare di portarli verso qualcos'altro), diversità (la band non è originale in senso stretto, perché i riferimenti musicali sono chiari, eppure l'album è completamente diverso da qualsiasi altra cosa ci sia in giro). Marco Maresca

Voto: ****

Tracklist:
1. La tratta degli schiavi
2. Di ritorno dal precipizio
3. Nella zona del crepuscolo
4. Insano gesto
5. L'anima di Joker
6. Scacco al re
7. Gioia maligna
8. Cambio di morale