27 aprile 2012

Paul Weller - Sonic Kicks: come rivivere Wild Wood e Stanley Road vent’anni dopo


Potremmo usare decine di aggettivi per descrivere la vena artistica di Paul Weller, ma dimenticheremmo sicuramente qualche sfaccettatura di una carriera iniziata trentacinque anni fa e di cui Sonik Kicks è l’ennesima prova di quanto Weller sia capace di spiazzare (nel bene e nel male) tutti.
L’ultimo lavoro del "Modfather” è il punto di svolta di un processo iniziato con 22 Dreams e Wake Up The Nation entrambi buoni lavori troppo prolissi (il primo) e in parte confusi (il secondo).
Qui invece siamo di fronte ad un mix di rock, psichedelica, ed elettronica. Ci sono gli anni settanta, i Kinks, la “kosmische musik” tedesca, forse anche unpizzico di Syd Barrett e  un gusto post moderno piuttosto inedito più qualche ospite di grande classe come Noel Gallagher, Graham Coxon e Aziz Ibrahim.
L’iniziale Green è un piacevole pugno in faccia che colpisce veloce e diretto, nervosismo perfettamente costruito tra refrain e giochi di voce. E se The Attic e That Dangerous Age ci riportano ad un bel tocco pop Kling I Klang è uno ska rabbioso ed energico che si pone come uno dei momenti più riusciti del disco. Non mancano certo le ballate acustiche di cui By The Waters con i sui archi è la migliore.
Dragonfly, Around The Lake e Paperchase sono quei classici brani “alla Weller” che riportano alla mente i primi anni novanta  col loro suono “british”. Peccato per  la conclusiva Be Happy Children che sembra l’abbozzo di un grande pezzo soul che potrebbe prolungarsi per minuti invece si smorza quasi subito ma meriterebbe di più. Sonik Kicks è come ritornare dentro Wild Wood e Stanley Road, ma aggiornati di quasi vent’anni nella veste e nei suoni, ma non nell’attitudine. Non è come guardare le foto dei bei tempi andati perché c’è sempre la rabbia e l’urgenza di un artista che a cinquantaquattro anni vuole ancora mettersi in gioco e sembra ben lontano dal viale del tramonto. Daniele Bertozzi

1 Green
  2 The Attic
  3 Kling I Klang
  4  Sleep Of The Serene
  5 By The Waters
  6  That Dangerous Age
  7  Study In Blue
  8  Dragonfly
  9  When Your Garden's Overgrown
  10 Around The Lake
  11 Twilight
  12  Drifters
  13  Paperchase
 Be Happy Children

25 aprile 2012

L'esordio musicale di David Lynch con Crazy clown time


Non si tratta di un caso di omonimia. Dietro a Crazy clown time, visionario e folle album a metà tra alternative rock ed elettronica pubblicato per le etichette indipendenti Sunday best recordings e Play it again Sam, c’è il vero David Lynch. Il geniale ideatore di Twin peaks e regista di capolavori spaventosi e surreali quali Eraserhead, Velluto blu e Mulholland drive. Un esordio discografico a sessantacinque anni è insolito già di per sé, ma a maggior ragione è strano trovarsi a commentare un esordio che ha avuto un così forte impatto su un certo tipo di pubblico.
Crazy clown time, infatti, nonostante un’accoglienza particolarmente fredda dalla critica musicale, ha riscosso un interesse enorme da parte del pubblico, diventando da subito una pietra miliare di un certo tipo di musica elettronica, vicina a Moby, Tricky e Massive attack.
L’album, pur essendo fortemente elettronico, inizia con un alternative rock che ricorda molto da vicino i Sonic youth. La prima traccia, Pinky’s dream, cantata da Karen O degli Yeah yeah yeahs, è infatti un allucinato e tachicardico brano fortemente rock, l’unica canzone in cui alla voce non compare lo stesso Lynch. Dal secondo brano in poi, però, si cambia quasi completamente genere musicale. Good day today è un singolo d’esordio fantastico, originale ed ottimamente riuscito. Un brano elettronico, ballabile e veloce, accompagnato da un surreale videoclip. Una canzone che ricorda Moby ma lo fonde con oscuri sintetizzatori degni della colonna sonora della già citata serie televisiva Twin peaks. La voce di Lynch si presta bene ad alcuni brani trip hop che si susseguiranno nel corso dell’album, il primo dei quali è So glad, che ricorda molto da vicino i Massive attack. Ogni singolo suono, ogni minimo dettaglio è curato per dare consistenza al brano. La forza delle canzoni dell’album di Lynch è che sono tutte strutturate come potenziali singoli. Ogni pezzo è ben confezionato, della lunghezza giusta e senza divagazioni inutili. Ne risulta quindi un ascolto sempre piacevole, e lo stesso discorso vale anche per alcuni brani successivi, Noah’s ark e I know, in cui le sonorità trip hop si fanno ancora più oscure e lisergiche. Si arriva ai livelli di alcuni maestri del genere, tra cui Tricky, ma senza che l’atmosfera divenga troppo fumosa e annebbiata. Football game e The night bell with lightning (l’unico brano strumentale dell’album) sono blues elettronici e rallentati, e sembrano la colonna sonora di un film a metà tra horror e western. Il picco del surrealismo e del nonsense si trova a metà del disco: Strange and unproductive thinking è un brano folle. Sette minuti e mezzo in cui un vocoder recita un testo a dir poco delirante su un’elettronica funky. Un forte richiamo agli intermezzi narranti, fatti col vocoder, che Frank Zappa inserì nel suo mitico album Joe’s garage. Pur essendo un brano lunghissimo e monocorde, riesce nella difficile impresa di non risultare noioso neanche per un secondo, grazie ad una magica alchimia che avvolge misteriosamente il brano così come tutto l’album. Stone’s gone up è un'altra canzone molto interessante, costruita su un giro dance rock da primi anni ’90, molto simile a quello di Girls & boys dei Blur. Crazy clown time, il brano che dà il titolo all’album, è un singolo che fa paura, così come il videoclip che lo accompagna, girato dallo stesso Lynch. Il cantato in falsetto è terrorizzante e ricorda la mostrusa bambina di Eraserhead. Ci si tranquillizza un attimo con la languida ballad These are my friends e con Speed roadster, un pezzo che fonde Moby con i Doors. L’album chiude con il meraviglioso ed immaginifico blues elettronico di Movin’ up (anche qui Moby la fa da padrone) e la robotica e un po’ floydiana She rise up.
David Lynch non è un esordiente assoluto in ambito musicale: aveva curato egli stesso la colonna sonora di alcuni dei suoi film, e spesso (come nel caso di Velluto blu, in cui aveva collaborato con Angelo Badalamenti) le sue musiche erano legate indissolubilmente con la magia surrealista delle sue pellicole. Non stupisce quindi l’enorme sicurezza e confidenza nei propri mezzi, con cui Lynch ha composto i quattordici brani dell’album, ricavando da ognuno di essi un potenziale singolo. Surreale ed imprevedibile, proprio come i film di Lynch, è invece la sensazione di trovarsi davanti ad una pietra miliare della musica elettronica, da ascoltare ripetutamente e da promuovere e diffondere senza timore. Marco Maresca

20 aprile 2012

Le band novaresi (quasi) tutte assieme in un festival targato Big Lebowski

Non sono proprio tutte, ma ci manca davvero poco… Le band novaresi saranno protagoniste di un festival su quattro giorni, dal 27 al 30 aprile, organizzato dal Big Lebowski di Sant’Agabio.
Per sfatare il mito che a Novara ci sia poco spazio per i gruppi che propongono pezzi originali, di propria composizione, questo evento – ad ingresso gratuito – vuole essere in primo luogo un momento di condivisione e confronto, dove suonare, ascoltare e perché no promuovere quella cultura musicale che in città vuole uscire da un sottobosco, da una nicchia, dove troppo spesso viene relegata.
Le quattro serate, tutte con inizio alle ore 21, affronteranno generi musicali differenti. Venerdì 27 aprile spazio alla musica acustica con il giovane cantautore Morning Courier, gli Howling Wood Project e il funk-rock degli Artemista che presenteranno per la prima volta in città il nuovo disco “Vivere immobile” uscito per la Zeta Factory e distribuito in tutto il territorio nazionale dalla Venus. Ospite d’eccezione della serata, il cantautore milanese Fabrizio Coppola che proporrà i brani dal suo fortunato album “Waterloo”, un disco di impegno politico e sociale particolarmente apprezzato da critica e pubblico che ha confermato Coppola come una delle voci più stimate del nuovo cantautorato italiano. In chiusura di serata dj K & Down With The Kings con un set a base di funky, soul, dub e ska. Sabato 28 largo ai paladini della musica indie con Eronel, Rumor, Suite Solaire ed Eva's Milk anche loro reduci da un recente album in distribuzione nazionale. In chiusura il dj set di Manaki Neko.
Domenica 29 aprile ancora spazio al rock indipendente con gli Psichedalia, dopo di loro il cantautore Ignazio Manzari accompagnato dai “Cocci suoi” e Le Cose di Cenere. Gran finale con ospiti gli In Vino Veritas, altra apprezzata band milanese. Chiusura con il djset vintage di Marvino (retrò, oldies Anni ’60) per una notte tutta da ballare. Lunedì 30 aprile, invece, si parte con il cantautorato dei promettenti Martìn, si prosegue con il punk dei Birra2O per arrivare al rock dei Porno Varsavia (ex Carpet Beaters) con un’anteprima del cd nel cassetto. In chiusura Il Duello e le loro sonorità che spaziano dal rock al metal al crossover. Il festival sarà chiuso da un dj set metal con Caroline Wouldn't Smile. Il festival è organizzato con il supporto del magazine on-line AsapFanzine che seguirà tutti i concerti con report e interviste. I concerti si svolgeranno nel palco esterno al locale (all’interno in caso di maltempo) situato nel parco all’incrocio tra corso Trieste a via Bovio a Novara. Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito, previa tessera Arci. Roberto Conti


Report e interviste alle band dal 5 maggio - Prima andiamo una settimana in vacanza!

18 aprile 2012

Ascolti emergenti: Ilenia Volpe, Artemista, Marigold


Ilenia Volpe - Radical chic un cazzo ****
Prima di ascoltare questo disco conoscevo Ilenia Volpe solo per la delicata collaborazione nel "best" di Moltheni, nel quale duettava con voce delicatissima su In centro all'orgoglio. Tante volte mi ero ripromesso di andare ad ascoltare questa ragazza chiacchieratissima nell'ambiente musicale, nuova icona (con le debite proporzioni) della cultura musicale femminile e femminista, ma mai alla fine ne ho avuto il piacere.
Ilenia incarna un nuovo modello di riot grrrl, tra rabbia metropolitana e profonda introspezione, nel suo  Radical chic un cazzo racconta storie che alternano rabbia e dolcezza. Su questa dicotomia si basa l'intera impalcatura del disco, che parte con il punk-rock fin un po' troppo incazzato di La mia professoressa di italiano (è una grandissima stronza) o Gli incubi di un tubetto di crema arancione. Proseguendo sul filone incattivito, come non citare Prendendo un caffè con Mozart o la splendida cover del Teatro degli orrori, Direzioni diverse, con partenza sommessa e finale in grintoso crescendo. Decisamente meglio dell'originale. Quali siano queste direzioni diverse, Ilenia ce lo fa capire nella poetica Mondo indistruttibile o in La crocifinzione e Le nostre vergogne, brani che vogliono comunque lasciare un messaggio. Al di là della bontà del disco - che vede alla produzione Giogio Canali - c'è un gran bisogno di persone come Ilenia Volpe che arricchiscono la scena musicale italiana di contenuti, idee, pluralità. Avrebbe potuto ottenere un facile successo essendo un po' più volpe, lei ha scelto di essere soprattutto Ilenia, e a noi piace così.
Roberto Conti




Artemista - Vivere immobile ***
Un albero storto che ricorda vagamente la sagoma del Piemonte, di sicuro non è questa l'immagine che gli Artemista volevano trasmettere con il loro Vivere immobile, ambizioso album di 14 tracce per la Zeta Factory, distribuzione Venus. La digressione sull'immagine di copertina non è casuale: dopo molti ascolti non ho infatti compreso l'esatto messaggio che la band vuole lanciare, quindi propongo quello che mi è arrivato. Ci troviamo di fronte ad un disco curato e ben registrato, dove sonorità pop-rock corposamente arricchite dall'elettronica la fanno da padrone. Tra i riferimenti ci sono un po' di Subsonica e un po' Negramaro, solo per citare qualche nome italiano, ma badi bene l'ascoltatore, non siamo di fronte ad un album clone.
Tra le canzoni ci sono episodi di grande pregio come il singolo Fantasma, Vivere immobile o Non dirmi che; altre canzoni sono invece parabole negative, su tutte Dormi rovinata da un testo fragilissimo e adolescenziale (nel senso più negativo del termine): "Sei sola nella stanza dove dormono i ricordi/ Dormi e sogna la tua prima volta, quel brivido di un attimo che ti ha cambiato il battito/ Dormi e ricorda il giorno più speciale, il vivido ricordo che ora fa un po' male... ".
Il disco è di facile e piacevole ascolto, i ritmi sono incalzanti e godibili, quello che resta sospeso è il messaggio: i testi non sono nemmeno male, ma sono offuscati dall'impasto sonoro a tratti perfino vagamente dance che fa passare in terzordine ciò che viene detto. Al di là di queste considerazioni, l'album dei nostri concittadini Artemista (Matteo il batterista ha iniziato a suonare con chi scrive, quindi gli auguri sono d'obbligo, anche se la recensione è obiettivissima e senza sconto alcuno) ha il pregio di rivolgersi ad un pubblico assai vasto e non ad una nicchia, dove tendono a confinarsi i gruppi indipendenti. Una bella sfida, che ci auguriamo potrà portare ad una bella vittoria. r.co.



Marigold - Let the sun ***
Esce ad aprile Let the sun” il nuovo EP dei Marigold per DeAmbula ed Acid Cobra Records. L’EP è composto da un brano inedito, Let the sun nato dalla collaborazione con Alessadra Gismondi (Pitch, schonwald) e da tre brani live, “fotografia” dell’ultimo tour della band. Let the sun racchiude alcuni episodi particolarmente significativi delle tante esibizioni live tra Italia, Francia Austria e Slovenia, è l'occasione per fare il punto della situazione, ma anche per ripartire: la band infatti propone sonorità non immediate, tra dilatazioni strumentali e psichedelia. I Marigold si sono lentamente ritagliati un loro seguito, e questo è sicuramente più importante del gradimento della critica -mai mancato- ma non sufficiente per raggiungere quella credibilità che il gruppo abruzzese oggi può vantare, forte anche dell'oculata produzione discografica di DeAmbula che vanta al proprio arco frecce come Amauri Cambuzat e Pineda. L’uscita dell'EP è stata anticipata l’8 marzo in formato maxi EP digitale su Acid Cobra Digital, per l’occasione il disco (in formato fisico) conterrà la ristampa dell’ultimo lavoro della band Tajga. r.co.