Continua il successo della giovane e talentuosa cantautrice vercellese Carlotta Sillano, in arte Carlot-ta. Dopo aver ricevuto il premio Targa Giovani Supersound 2011 come “Miglior disco” lo scorso 23 settembre, presso il Teatro Masini di Faenza, il 15 ottobre prossimo al Teatro Goldoni di Livorno la ventunenne di Vercelli riceverà un altro ambito riconoscimento: il Premio Ciampi come Migliore opera prima. E non finisce qui, perché Make me a picture of the sun, questo è il titolo dell’album d’esordio uscito a marzo 2011 per l’etichetta Anna The Granny, si è guadagnato un posto in finale anche per l’assegnazione del Premio Tenco 2011 sempre come “Migliore opera prima”. A concorrere con Carlot-ta per l’aggiudicazione di questo altro importante premio ci saranno Cristiano Angelini, I Cani, Iosonouncane, Jang Senato e Rossoantico. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. g.oc.
27 settembre 2011
La vercellese Carlot-ta in finale al Tenco sezione "miglior opera prima"
Continua il successo della giovane e talentuosa cantautrice vercellese Carlotta Sillano, in arte Carlot-ta. Dopo aver ricevuto il premio Targa Giovani Supersound 2011 come “Miglior disco” lo scorso 23 settembre, presso il Teatro Masini di Faenza, il 15 ottobre prossimo al Teatro Goldoni di Livorno la ventunenne di Vercelli riceverà un altro ambito riconoscimento: il Premio Ciampi come Migliore opera prima. E non finisce qui, perché Make me a picture of the sun, questo è il titolo dell’album d’esordio uscito a marzo 2011 per l’etichetta Anna The Granny, si è guadagnato un posto in finale anche per l’assegnazione del Premio Tenco 2011 sempre come “Migliore opera prima”. A concorrere con Carlot-ta per l’aggiudicazione di questo altro importante premio ci saranno Cristiano Angelini, I Cani, Iosonouncane, Jang Senato e Rossoantico. Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni. g.oc.
26 settembre 2011
Ascolti emergenti di settembre
Mr. Milk - S/t ****Noi piccolissimi siti musicali spesso non abbiamo la forza di recensire in real time tutti i dischi che arrivano in redazione e qualche volta qualcosa rimane colpevolmente indietro. E' questo il caso di S/t di Mr. Milk, folksinger campano che affida il suo esordio a dodici brani intimissimi voce e chitarra acustica. Mr. Milk piacerà di sicuro a chi apprezza Nick Drake, Will Oldham o Bob Corn; la sua musica pecca forse di eccessiva fragilità elemento, questo, che potrebbe renderla detestabile ed inadatta alla maggior perte delle fruizioni quotidiane, ma nello stesso tempo amabile e necessaria. Unica concessione strumentale il pianoforte di Cardinal Legs il resto è solo voce e una chitarra sommessa. Sonorità adatte ad una stanzetta illuminata dalla fioca luce di una candela, tripudio di delicatezza e sensibilità. Mr. Milk riesce a conquistarci con un misto di immediatezza e malinconiche melodie, peccato non ci siano pezzi in italiano che avrebbero forse allontanato il nostro dall'ingombrantissima ombra di Nick Drake e lo avrebbe inserito in una timida scena minimal-folk cantata in italiano che nonostante gli sforzi stenta ad emergere (Le-Li, Comaneci, Paolo Saporiti, Brown And The Leaves e il già citato Bob Corn). Difficile identificare un brano da segnalare, il disco va assaporato come un unico flusso sonoro. Una nota curiosa: tra i produttori del disco c'è anche Alberto Belgesto di cui lungamente abbiamo parlato nella nostra ultima miniriunione di redazione. Che sia un caso? Roberto Conti
Palkoscenico al neon - Lucas **/
Arrabbiati, arrabbiatissimi! Contro tutto e contro tutti! Il Palkoscenico al Neon denuncia e urla rabbiosamente tutto quello che non va. Dieci tracce ad alta tensione dove le chitarre tirano giù i muri e le voci, perfettamente incastrate, ti sputano addosso parole al veleno.
Più tendente al punk che al crossover il lavoro acquista molto dopo alcuni ascolti, perché sarebbe troppo facile liquidarli subito come l’ennesima band dal suono hardcore. Qui c’è di più, perché il punk (che innegabilmente c’è) è solo una componente del sound della band. Il disco scorre molto bene e sono apprezzabilissime anche le cover di “Brucia di vita” dei Negazione e “Colpo di stato” di Stefano Rosso. Una citazione a parte la merita “Con un filo di voce” intensa, disperata e arricchita dalle seconde voci che aprono a una nuova dimensione il ritornello facendone senza dubbio il miglior pezzo del disco e che potrebbe diventare il vero punto di svolta della band.
Non saranno loro a salvare il mondo, ma non hanno paura di dire tutto quello pensano in un modo urgente e cattivo che travolge l’ascoltatore, e all’improvviso ci rendiamo conto che Lucas non è così distante ma spesso è proprio dentro di noi. Daniele Bertozzi
Mary On - Listen ***
Interessante nuovo singolo Listen di Mary on: sonorita' rock alla Evanescence e nella voce anche qualcosa di Tori Amos. Avrei preferito che il pezzo fosse in italiano visto che non ci sono cantautrici prettamente rock nel nostro panorama musicale. Il brano parte in "sordina" ma poi cresce di intensità, sarebbe interessante ascoltarlo anche con batteria e chitarra distorta, rispetto alla versione chitarra e voce, comunque molto evocativa. La caratteristica e calda voce di Mary on sarebbe perfetta anche in qualche pezzo ancora più rock, magari come una Cristina Scabbia dei Lacuna coil. Comunque i miei complimenti alla ragazza. Marco Colombo
25 settembre 2011
I vecchi difetti dei Marta sui tubi
I Marta sui Tubi festeggiano la Festa dell’Uva di Borgomanero insieme ad una piazza Martiri davvero gremita. La redazione di "La Nuova Primavera" li ha incontrati per voi (e per noi, ndr)prima dell’esibizione, per quattro chiacchiere davanti ad un aperitivo.
Ho avuto il piacere di vedervi dal vivo per la prima volta vicino a Castelletto Cervo (Biella), in quello che un tempo si chiamava Pudget Sound. Il gruppo era ancora soltanto un trio (Giovanni Gulino alla voce, Carmelo Pipitone alla chitarra e Ivan Paolini alla batteria), era appena uscito il secondo album, e ricordo che il concerto non poté continuare a causa di una canzone un po’ scherzosa che voleva prendere in giro il titolare del locale…
Giovanni: «Ci ricordiamo benissimo di quell’episodio perché è stato veramente eclatante. Il titolare era poco gentile fin dall’inizio, siamo arrivati lì e non ci ha nemmeno salutati e ci ha subito detto che se non avessimo avuto l’agibilità non ci avrebbe fatto entrare nel locale. Noi gli rispondiamo: “Tranquillo, noi siamo qua per lavorare, adesso vediamo di risolvere la questione, magari facciamo arrivare un fax…”. Insomma, quasi a pregarlo di farci suonare. E ovviamente lui continuava a insistere su questa cosa dell’agibilità, e nel camerino c’era anche il decalogo di quello che si poteva fare e di come ci si doveva comportare. Era chiaramente una persona che non ha mai fatto questo lavoro e che probabilmente prima faceva altro e si è improvvisato, con risultati veramente imbarazzanti. Vabè, quindi facemmo questa canzone parodia di Felicità di Albano e Romina, cantando Agibilità e prendendolo un po’ in giro… lui è salito sul palco e ha preso il microfono per dire qualcosa, ma il nostro fonico ha abbassato il volume e il pubblico ha cominciato a urlare “Scemo-scemo”. Lui allora è andato al mixer e ha staccato l’impianto».
Cos’è cambiato da allora?
Giovanni: «E’ cambiato che poco fa è venuto un tipo vicino al palco e ci fa: “Ma c’è dixieland questa sera?”. Io parlo con Roberto, il nostro tour manager, e gli chiedo se prima di noi c’è un gruppo che si chiama Dixieland. Ovviamente Roberto mi ricorda che Dixieland è un genere di musica, e il signore mi dice che è bellissimo, di ascoltarlo che fa bene. Ecco, siamo passati dall’Agibilità ai suggerimenti musicali… Beh, scherzi a parte, sono passati degli anni e sono cambiate tante cose; ci siamo moltiplicati (ride, ndr) e abbiamo fatto altri tre dischi. Con l’uscita del terzo album, “Sushi e Coca”, alla formazione originale si sono infatti aggiunti anche Paolo Pischedda, al piano, e Mattia Boschi, al violoncello».
E come siete arrivati fino alla Festa dell’Uva di Borgomanero?
Giovanni: «Con il nostro furgone passando da Bassano del Grappa dove abbiamo suonato ieri sera».
Ivan: «A parte gli scherzi, siamo qui perché uno degli organizzatori è un amico del “Disordine delle cose”, un gruppo di Novara con cui ogni tanto collaboriamo. Non veniamo troppo spesso da queste parti, ma avevamo già suonato anche a Romagnano e a Bogogno».
Siete quasi al termine del “Carne con gli occhi tour”, cosa avete voluto raccontare in questo quarto album?
Ivan: «Il nulla (scherza, ndr), e ci siamo riusciti molto bene. Tornando seri per un momento, il disco tocca tanti aspetti della vita, in questo caso ha a che fare molto con un ultimo periodo storico italiano, che non possiamo non definire parecchio incasinato, se mi concedi il termine. Ci sono pezzi che riguardano la vita di tutti noi, più alcune cose intime, come ad esempio il testo di “Guinzaglio”».
E in cosa si differenzia dagli album precedenti?
Ivan: «Siamo più vecchi (ride, ndr), forse è questa la differenza».
Carmelo: «Questo dovrebbe dircelo chi l’ha ascoltato, perché quando si registra un disco sei talmente preso dal progetto, proprio perché lo stai facendo tu, e non riesci a cogliere le differenze o i cambiamenti. Per noi è come se fosse il primo album ogni volta, è come un figlio che nasce».
Forse si può dire che sia un po’ più “difficile” rispetto agli album precedenti?
Giovanni: «E’ quello che più o meno hanno detto anche i critici. Anche se secondo me la critica è sempre un po’ strana: ti premia solo quando fai un album difficile o quando sei al primo disco, un po’ originale o innovativo».
A proposito, com’è il vostro rapporto con la critica?
Ivan: «Beh, a volte la sopportiamo male».
Giovanni: «In realtà dipende da chi è scritta: perché se sono critiche intelligenti le puoi anche accettare. Ma non sempre le recensioni o i giudizi sono scritti da chi di musica se ne intende veramente, da chi ha un certo bagaglio culturale. La musica bisogna viverla, per capirla e giudicarla».
Qual è secondo i Marta sui Tubi la forza dei Marta sui tubi?
Carmelo: «Sicuramente lo spettacolo live, che è quello su cui puntiamo tutto ciò che abbiamo. E prima o poi riusciremo a fare un disco dal vivo. Suonare dal vivo non è la stessa cosa che farlo in studio, sul palco c’è la tensione, l’adrenalina e uno stesso pezzo può essere suonato in maniera sempre diversa».
Giovanni: «Quello che più ci interessa è suonare dal vivo e fare nuove canzoni: vivere ogni volta emozioni diverse, in piazze e città diverse e comunicare attraverso i nostri testi e la nostra musica».
Qual è, se c’è, la canzone a cui siete più legati?
Giovanni: «Come facciamo a rispondere? E’ come se chiedi a un padre a quale dei suoi figli vuole più bene. Di solito sono sempre quelle più recenti che ti appassionano di più, forse perché non le sai ancora suonare bene e ti devi impegnare di più».
Quando riprenderanno i vostri Secret Concert, e soprattutto quando sarete di nuovo da queste parti?
Giovanni: «Per ora abbiamo sospeso il progetto, si tratta di cose estemporanee e non c’è una programmazione vera e propria. In ogni caso, se ricominceranno pubblicheremo le informazioni e le date e pochi giorni di distanza dall’evento».
Carmelo: «Purtroppo ora non è possibile perché siamo troppo impegnati con il tour; di solito riusciamo a organizzare i Secret Concert proprio durante alcuni periodi morti in mezzo alle date dei concerti».
Per concludere, quali sono i “Vecchi Difetti” dei Marta sui Tubi?
Carmelo: «Ognuno ha i suoi, e sono sempre i soliti, e diventano sempre peggio. Ma se togli uno dei Marta sui Tubi dai Marta sui Tubi non è più la stessa cosa».
Giovanni: «Beh, il difetto di Carmelo è che devo sempre offrire per forza la birra ai poliziotti, mentre Ivan dorme continuamente durante i viaggi che facciamo sul nostro furgone».
Ah, dimenticavo… perché proprio Marta sui Tubi?
Giovanni: «Lo sapevo (ride, ndr). Ce lo chiedono quasi tutti, ma in realtà non c’è una sola e vera risposta… quella di oggi è che è l’anagramma di… “Mastuurbati”, con due u però».
Intervista di Valentina Matteo
Ho avuto il piacere di vedervi dal vivo per la prima volta vicino a Castelletto Cervo (Biella), in quello che un tempo si chiamava Pudget Sound. Il gruppo era ancora soltanto un trio (Giovanni Gulino alla voce, Carmelo Pipitone alla chitarra e Ivan Paolini alla batteria), era appena uscito il secondo album, e ricordo che il concerto non poté continuare a causa di una canzone un po’ scherzosa che voleva prendere in giro il titolare del locale…Giovanni: «Ci ricordiamo benissimo di quell’episodio perché è stato veramente eclatante. Il titolare era poco gentile fin dall’inizio, siamo arrivati lì e non ci ha nemmeno salutati e ci ha subito detto che se non avessimo avuto l’agibilità non ci avrebbe fatto entrare nel locale. Noi gli rispondiamo: “Tranquillo, noi siamo qua per lavorare, adesso vediamo di risolvere la questione, magari facciamo arrivare un fax…”. Insomma, quasi a pregarlo di farci suonare. E ovviamente lui continuava a insistere su questa cosa dell’agibilità, e nel camerino c’era anche il decalogo di quello che si poteva fare e di come ci si doveva comportare. Era chiaramente una persona che non ha mai fatto questo lavoro e che probabilmente prima faceva altro e si è improvvisato, con risultati veramente imbarazzanti. Vabè, quindi facemmo questa canzone parodia di Felicità di Albano e Romina, cantando Agibilità e prendendolo un po’ in giro… lui è salito sul palco e ha preso il microfono per dire qualcosa, ma il nostro fonico ha abbassato il volume e il pubblico ha cominciato a urlare “Scemo-scemo”. Lui allora è andato al mixer e ha staccato l’impianto».
Cos’è cambiato da allora?
Giovanni: «E’ cambiato che poco fa è venuto un tipo vicino al palco e ci fa: “Ma c’è dixieland questa sera?”. Io parlo con Roberto, il nostro tour manager, e gli chiedo se prima di noi c’è un gruppo che si chiama Dixieland. Ovviamente Roberto mi ricorda che Dixieland è un genere di musica, e il signore mi dice che è bellissimo, di ascoltarlo che fa bene. Ecco, siamo passati dall’Agibilità ai suggerimenti musicali… Beh, scherzi a parte, sono passati degli anni e sono cambiate tante cose; ci siamo moltiplicati (ride, ndr) e abbiamo fatto altri tre dischi. Con l’uscita del terzo album, “Sushi e Coca”, alla formazione originale si sono infatti aggiunti anche Paolo Pischedda, al piano, e Mattia Boschi, al violoncello».
E come siete arrivati fino alla Festa dell’Uva di Borgomanero?
Giovanni: «Con il nostro furgone passando da Bassano del Grappa dove abbiamo suonato ieri sera».
Ivan: «A parte gli scherzi, siamo qui perché uno degli organizzatori è un amico del “Disordine delle cose”, un gruppo di Novara con cui ogni tanto collaboriamo. Non veniamo troppo spesso da queste parti, ma avevamo già suonato anche a Romagnano e a Bogogno».
Siete quasi al termine del “Carne con gli occhi tour”, cosa avete voluto raccontare in questo quarto album?
Ivan: «Il nulla (scherza, ndr), e ci siamo riusciti molto bene. Tornando seri per un momento, il disco tocca tanti aspetti della vita, in questo caso ha a che fare molto con un ultimo periodo storico italiano, che non possiamo non definire parecchio incasinato, se mi concedi il termine. Ci sono pezzi che riguardano la vita di tutti noi, più alcune cose intime, come ad esempio il testo di “Guinzaglio”».
E in cosa si differenzia dagli album precedenti?
Ivan: «Siamo più vecchi (ride, ndr), forse è questa la differenza».
Carmelo: «Questo dovrebbe dircelo chi l’ha ascoltato, perché quando si registra un disco sei talmente preso dal progetto, proprio perché lo stai facendo tu, e non riesci a cogliere le differenze o i cambiamenti. Per noi è come se fosse il primo album ogni volta, è come un figlio che nasce».
Forse si può dire che sia un po’ più “difficile” rispetto agli album precedenti?
Giovanni: «E’ quello che più o meno hanno detto anche i critici. Anche se secondo me la critica è sempre un po’ strana: ti premia solo quando fai un album difficile o quando sei al primo disco, un po’ originale o innovativo».
A proposito, com’è il vostro rapporto con la critica?
Ivan: «Beh, a volte la sopportiamo male».
Giovanni: «In realtà dipende da chi è scritta: perché se sono critiche intelligenti le puoi anche accettare. Ma non sempre le recensioni o i giudizi sono scritti da chi di musica se ne intende veramente, da chi ha un certo bagaglio culturale. La musica bisogna viverla, per capirla e giudicarla».
Qual è secondo i Marta sui Tubi la forza dei Marta sui tubi?
Carmelo: «Sicuramente lo spettacolo live, che è quello su cui puntiamo tutto ciò che abbiamo. E prima o poi riusciremo a fare un disco dal vivo. Suonare dal vivo non è la stessa cosa che farlo in studio, sul palco c’è la tensione, l’adrenalina e uno stesso pezzo può essere suonato in maniera sempre diversa».
Giovanni: «Quello che più ci interessa è suonare dal vivo e fare nuove canzoni: vivere ogni volta emozioni diverse, in piazze e città diverse e comunicare attraverso i nostri testi e la nostra musica».
Qual è, se c’è, la canzone a cui siete più legati?
Giovanni: «Come facciamo a rispondere? E’ come se chiedi a un padre a quale dei suoi figli vuole più bene. Di solito sono sempre quelle più recenti che ti appassionano di più, forse perché non le sai ancora suonare bene e ti devi impegnare di più».
Quando riprenderanno i vostri Secret Concert, e soprattutto quando sarete di nuovo da queste parti?
Giovanni: «Per ora abbiamo sospeso il progetto, si tratta di cose estemporanee e non c’è una programmazione vera e propria. In ogni caso, se ricominceranno pubblicheremo le informazioni e le date e pochi giorni di distanza dall’evento».
Carmelo: «Purtroppo ora non è possibile perché siamo troppo impegnati con il tour; di solito riusciamo a organizzare i Secret Concert proprio durante alcuni periodi morti in mezzo alle date dei concerti».
Per concludere, quali sono i “Vecchi Difetti” dei Marta sui Tubi?
Carmelo: «Ognuno ha i suoi, e sono sempre i soliti, e diventano sempre peggio. Ma se togli uno dei Marta sui Tubi dai Marta sui Tubi non è più la stessa cosa».
Giovanni: «Beh, il difetto di Carmelo è che devo sempre offrire per forza la birra ai poliziotti, mentre Ivan dorme continuamente durante i viaggi che facciamo sul nostro furgone».
Ah, dimenticavo… perché proprio Marta sui Tubi?
Giovanni: «Lo sapevo (ride, ndr). Ce lo chiedono quasi tutti, ma in realtà non c’è una sola e vera risposta… quella di oggi è che è l’anagramma di… “Mastuurbati”, con due u però».
Intervista di Valentina Matteo
18 settembre 2011
La vera scoperta dell'autunno è Edda Magnason. Svezia e Islanda, cammelli e pianure allagate convivono in un disco onirico ed elegante
Potremmo definirla un'attualissima Alice nel Paese delle Meraviglie, ci regala un disco che non ti aspetti, ricercatissimo e nel contempo godibile. Stiamo parlando della cantautrice svedese Edda Magnason con il nuovo album Goods, un eccentrico ma elegantissimo mix di pop, folk e jazz, uscito lo scorso 16 settembre per l'etichetta di Malmo Adrian Recordings. Questo disco è un'autentiva opera d'arte, ascoltarlo trasporta in una sorta di realtà parallela e incantevole. Come nell'album precedente Edda accompagna l'ascoltatore con le sue fresche liriche e la sua voce avventurosa, ma in Goods non è solo il pianoforte a formare l'ossatura musicale: qui c'è un'intera orchestra, strane tastiere, sitars elettrificati e cori di marinai russi. La musica conduce attraverso città e jiungle, giù, al porto, dove i pescherecci stanno partendo per il Giappone. Il modo particolare di suonare il pianoforte di Edda conduce in vicoli con discariche e nidi di gazze.Ci sono brani ballabili, come Handsome, o l'open track Camera, malinconiche canzoni d'amore e di nostalgia come Ancient Star My Innocence Heart.
I testi di Edda sono soprattutto immagini, a volte rappresentano episodi magici della vita quotidiana, altre volte raccontano intere storie.
Nei testi giocosi si possono intravvedere anche accenni alla politica, come in Magpie's Nest:
"The reapers wrap the crops in silk and put it on a cargo ship / They open up another tin with baked beans, for dinner, breakfast and for lunch / The artists sell their love songs to baby diapers, jeans and cars / And deep down into the garbage, I found a golden cookie jar". A volte non ci sono parole e allora la musica racconta da sola l'intera storia, come in Hug Jag Forestaller Mig Det Ar Att Segla (How I imagine sailing). In Falling Asleep To A Kitchen Conversation le parole sono "versi" che trasformano il brano in una nenia infantile ma bellissima.
Edda ha disegnato personalmente il booklet del disco lavorandoci durante le registrazioni dell'album: "Alcune illustrazioni le ho fatte quando stavo scrivendo le canzoni - si legge nella nota stampa - altre sono venute fuori mentre le stavamo arrangiando. La ballerina di flamenco per One man show l'ho disegnata al termine di una mattinata in studio, dopo che avevamo creato una nostra personale danza irlandese. Per Falling Asleep To A Kitchen Conversation invece il disegno è stato fatto prima della canzone". Edda Magnason, pianista, cantante e autrice, è cresciuta in campagna, nel sud della Svezia. Suo padre è originario, come suggerisce anche il cognome, dell'Islanda. Il suo primo album, omonimo, è stato pubblicato nel 2010, ora Goods speriamo possa regalarle una vasta e meritatissima platea anche in Italia.
Roberto Conti
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