20 luglio 2005

Intervista ai Vallanzaska: 15 anni di successi

Nel loro genere sono probabilmente la band più longeva d'Italia. Li abbiamo incontrati in occasione della loro data novarese, nel luglio del 2005.

L'album ormai è uscito da parecchio tempo e nonostante questo continuate a macinare date e i fan continuano ad aumentare. Il segreto del vostro successo?
Dava e Lo Scandinavo: L'album è uscito nel marzo del 2004 e ormai abbiamo portato avanti un tour di oltre 100 date. Negli anni ci siamo costruiti un buon seguito e i concerti sono sempre con parecchia gente. Con le apparizioni tv (il riferimento è a Zelig) il pubblico è aumentato molto. La tv è stata importante per farci conoscere ad un pubblico vasto, comunque rimaniamo un gruppo underground. La scelta di andare in tele l'abbiamo fatta non tanto per farci pubblicità, ma perché ci piaceva... Se ci avessero chiesto di suonare a Miss Padania non lo avremmo fatto!

Oltre all'aspetto della notorietà, come è stato lavorare a Zelig, di cui se non sbaglio sei stato anche autore?
Dava: L'esperienza dei programmi comici è stata molto formativa. Abbiamo conosciuto un mondo nuovo e un approccio al lavoro completamente diverso.

Vi siete definiti gruppo underground, ma non pensi che questa definizione sia comunque riduttiva. Magari i canali di diffusione che utilizzate voi non sono quelli "tradizionali", ma arrivate comunque a molta gente...
Dava e Lo Scandinavo: Noi, come altri gruppi che propongono il nostro stesso genere, nasciamo nei centri sociali. Lì ci permettevano di suonare... poi c'è chi ha avuto fortuna, ci sono stati anche dei cambiamenti nei gusti della gente... A volte può capitare di avere un momento di maggiore visibilità, ma il contesto rimane sempre, almeno per il momento, marginale.

Alcuni dei componenti del gruppo sono impegnati anche in altri progetti e suonano di frequente con altri gruppi, come mai?
Lucio: Nell'ambiente ci si conosce un po' tutti e capita che ci si dia una mano e si suoni con qualche altro gruppo per sopperire ad un momento di necessità. Ad esempio Lo Splendido suona con gli Shandon come trombonista. Questa sera con noi suonerà Specchio dei Matrioska... soprattutto nella sezione fiati i musicisti non sono così numerosi.

Sono stato ad un vostro concerto qualche tempo fa e mi pareva che nonostante i tanti dischi fatti il pubblico preferisse le "hit storiche", tipo Cheope, per intenderci
Dava e Lucio: la vita di un disco underground è molto più lunga di un disco normale: non ci sono singoli in rotazione, non c'è promozione. Automaticamente i pezzi vengono orecchiati soprattutto ai concerti e ci vuole tempo perché un brano venga apprezzato e conosciuto.

Avete particolari progetti per il futuro?
Dava, Lucio e Lo Scandinavo: Fino alla fine di ottobre saremo in tour. Nel 2006 per i quindici anni dalla nascita della band ci sarà una sorpresa. Abbiamo in progetto qualcosa che potrebbe essere un greatest hits oppure un disco dal vivo... in ogni caso ci saranno anche degli inediti. Nel contempo stiamo anche portando avanti un progetto parallelo con l'etichetta Maninalto, da noi fondata. Nel nuovo anno dovrebbero uscire tre produzioni non legate allo ska punk: i Mesas (stoner), OfficinAlchemike (post power pop) e una raccolta di videoclip di gruppi indipendenti realizzata in collaborazione con altre etichette. Si chiamerà Fuori dagli Sche(r)mi e sarà l'occasione per promuovere video altrimenti quasi impossibili da vedere.

L'ultima domanda sul video di Licantropite: è vero che è stato copiato da Fat Boy Slim?
Dava, Lucio e Lo Scandinavo: Sembrerà impossibile ma l'idea concettuale del video è esattamente la stessa... ovviamente no lo abbiamo girato a budget limitato, mentre Fat Boy Slim ci ha messo dentro un bel po' di soldi...
Roberto Conti

5 luglio 2005

Due chiacchiere con gli Zeropositivo

Quattro chiacchiere con gli Zeropositivo (Luca voce e chitarra, Paolo basso, Giacomo chitarra e Diego batteria) prima del loro concerto sul palco di “Giovani Espressioni” lo scorso sabato 2 luglio al parco Caduti di tutte le Guerre a Novara.

L’atmosfera è molto piacevole e rilassata e Luca il cantante-chitarrista del quartetto di Gallarate ci rivela qualche anticipazione sull’esibizione della serata
Luca: Ci piace suonare in tutte le situazioni possibili, dai festival - proprio pochi giorni fa a Roma abbiamo aperto per i Rem - ai piccoli club. Anche se abbiamo avuto un minimo di visibilità dobbiamo ancora farci conoscere e apprezzare dal pubblico in maniera duratura. Nel concerto di questa sera proporremo i nostri pezzi, l’album non è uscito da molto, e una cover degli U2; in particolare vi faremo ascoltare il nuovo singolo Agosto, si tratta di una ballata che potrete ascoltare in radio tra qualche giorno.

Quali sono i vostri riferimenti musicali?
Luca: A livello internazionale trovo grandi riferimenti in quelli che possono essere fenomeni britannici, in particolare gli U2, ma anche Radiohead, Coldplay e Muse; mentre per quel che riguarda il panorama italiano non disdegno richiami a cantautori quali Paoli e Tenco che in parte influenzano anche il nostro modo di fare musica. Comunque mi piace ascoltare generi diversi, mischiare i vari stili e nel limite del possibile proporre queste differenze anche nel nostro repertorio personale.

E per quanto riguarda il panorama musicale italiano, come giudicate gli accostamenti che vengono fatti tra voi e altre band?
Probabilmente il fatto di avere avuto visibilità in questo periodo e di condividere spesso il palco con determinate band ha dato origine agli accostamenti: band coma Le Vibrazioni, Negramaro o Subsonica sono amiche, ma ognuno di noi sviluppa percorsi profondamente diversi. In alcuni casi i riferimenti e gli ascolti possono essere comuni, ma tutto finisce lì.

Forse l'accostamento (con i Negramaro, ad esempio) deriva dal fatto che entrambi siete "venuti fuori" grazie ai concorsi musicali? Mi puoi dire la tua su questo tipo di percorso?
Luca: Noi abbiamo avuto la fortuna di diventare "famosi" e di arrivare a un contratto tramite i concorsi discografici, proprio come i Negramaro: abbiamo partecipato all' I Tim tour, a Rock targato Italia... e abbiamo avuto la fortuna di piacere noi alla Warner e loro alla Sugar. Non esiste certo una legge scritta o un teorema che garantisca questo percorso, ma alla fine tutta la gavetta (che è durata 10 anni) è servita, ci ha fatto maturare e migliorare moltissimo. E poi una volta arrivata la visibilità non ci siamo trovati spiazzati... abbiamo semplicemente continuato a suonare... e dobbiamo continuare a farlo per farci conoscere...

In questo periodo l'esposizione mediatica non vi manca. Penso ad esempio ai video in massiva rotazione o alla partecipazione al Festival Bar con Al posto tuo... di questo passo arriverete a Sanremo?
Luca: Non ti nego che se ci proponessero di andare a Sanremo sarebbe stupido dire di no. Sarebbe un'occasione importante di visibilità che se capita va sfruttata fino in fondo! Per quanto riguarda Al posto tuo non ti nego che l'accoglienza che abbiamo avuto è stata superiore alle nostre aspettative. Questa sera sicuramente la proporremo come bis, magari in una versione acustica o particolare... dipende da come andrà la serata.

Visto che abbiamo già parlato di Al posto tuo, mi dici qualcosa sul video dell'altro singolo Fasi?Fasi è stato diretto da Giangi Magnoni. Il clip sfrutta l'idea dei cavi che collegano i quattro musicisti... che saremmo noi. Seguendoli ci raggiungiamo uno con l'altro. Noi quattro ci ricerchiamo, continuando a suonare il nostro strumento. L'idea è quella di riunirsi, musicalmente parlando, per portare avanti un progetto comune.

Per concludere, visto che gli altri giornalisti presenti la pretendono, la domanda sul nome: perchè Zeropositivo?
Luca: Il nome Zeropositivo deriva dalla donazione del sangue. Zero positivo è il donatore universale... anche noi con la nostra musica vogliamo arrivare a più persone possibile.
Roberto Conti

30 giugno 2005

Intervista a Moltheni - A cena tra candele, zanzare e presunte fughe di gas


Sono le 19 quando dopo una tediosa giornata di lavoro arrivo a vVilla Picchetta a Cameri, vicino a Novara, dove in serata suonerà Moltheni. Il concerto si sarebbe dovuto svolgere all’aperto, ma l’immancabile temporale estivo ha scombinato il tutto costringendo gli organizzatori ad allestire un set di fortuna all’interno di una sala della villa monumentale.

Appena entro vengo accolto da Marco, uno degli organizzatori, e da Sara, la compagna di Moltheni, che mi invitano ad assistere al sound check. Pochi minuti dopo arriva Moltheni che attacca a fare i suoni: prova diversi pezzi, anche inediti… è un po’ scocciato per la mancanza della cassa spia, ma nonostante l’inconveniente e l’acustica della sala non certo ideale, i suoni vengono conclusi in fretta. Poi è la volta del trio Marcilo Agro e il duo Maravillha…

Intanto per gentile invito di Marco si parte per la cena. Umberto mi fa salire sulla sua macchina, che già di per sé è uno spettacolo, piena di oggetti sparsi ovunque.

Sara e Umberto commentano il panorama risicolo novarese e le zanzare che assediano le rive del Ticino.
Eccoci davanti al ristorante che con grande sorpresa un po’ di tutti è particolarmente lussuoso. Entriamo, le salette adornate di candele sono completamente vuote, e veniamo accolti dal proprietario al quale Moltheni si rivolge dicendo: “In questo locale c’è odore di gas” poi inizia a gironzolare per la stanza e aggiunge “a Bologna ogni giorno ci sono fughe di gas… questo è il mio lavoro” (si riferisce al lavoro di pompiere).
Concluso il siparietto parte la cena luculliana (qui ci sta il ringraziamento doveroso a Marco Colombo per la splendida opportunità) con tanto di intervista a 360° - di cui riporto ciò che la memoria ha conservato.

Si parla di tutto un po’, in grande tranquillità e senza tanti giri di parole, partiamo dai progetti per il futuro? In autunno uscirà un nuovo lavoro che dobbiamo ancora registrare. Sarà un disco con sonorità differenti rispetto a Splendore Terrore, più duro, mi piacerebbe dare un’impronta folk.

E di Forma Mentis non se ne farà più nulla?
Il disco che ho registrato, ma che non è stato pubblicato è lí nel cassetto, al momento lo sento distante da quelle che sono le mie influenze… Quello era un disco molto duro alla Queens of the Stone Age che ora mi appartiene poco, non escludo che alcuni brani possano essere ripresi, magari con un nuovo arrangiamento, e inseriti nel prossimo disco.

Quando ho ascoltato per la prima volta un concerto del tour di Splendore Terrore sono rimasto fortemente perplesso. In passato ti avevo ascoltato al Mazda Palace a Milano con un concerto elettrico, che mi aveva stupito davvero, e poi in duetto con Egle Sommacal a Bergamo. La formazione con wurlizer e batteria in un primo momento non mi ha convinto tanto… poi però mi sono ricreduto.
La data di Milano a cui ti riferisci era, se non sbaglio, la seconda del tour; il disco non era ancora uscito e nessuno conosceva i brani, inoltre tutto è stato organizzato molto in fretta, abbiamo provato poco e il live era in fase sperimentale. Abbiamo scelto la formazione a tre un po’ per scelta e un po’ per necessità: il disco è stato registrato in pochi giorni, con un budget minimo e dal vivo abbiamo cercato di proporre un suono leggermente più duro, con l’utilizzo maggiore della batteria.

A proposito di batteria, ho notato che nei vari concerti cambi spesso batterista, ci sarà ancora Gianluca Schiavon nel prossimo disco?
Splendore Terrore lo abbiamo registrato con Vittoria Burattini, ex Massimo Volume, una delle poche batteriste donne in circolazione. Per il tour però ho chiesto a Gianluca la sua disponibilità per suonare con noi. Lui ora è impegnato con gli Yuppie Flu che per altro gli garantiscono un cachet superiore di quello che al momento gli può garantire Moltheni… quando lui non è disponibile suono con un altro batterista, diciamo pure di scorta, ma mi piacerebbe arrivare ad una formazione definitiva che inevitabilmente è legata alle prospettive economiche… ne riparleremo a settembre, faremo un po’ il punto della situazione e vedremo cosa fare per l’autunno.

Allora ti chiedo delle indiscrezioni sul futuro discografico?
In autunno ci sarà un nuovo lavoro che potrebbe uscire ancora per la Tempesta, con cui mi trovo benissimo, ho tutta la libertà che desidero, ma inevitabilmente essendo una piccola etichetta mi offre delle prospettive di un certo tipo. Ci sono anche possibilità per una grossa etichetta (non diciamo il nome), staremo a vedere…


E come stanno andando le vendite di "Splendore"?
Non male, per il momento siamo soddisfatti. Se consideri che non contiene brani radiofonici e che il video di Limite e perfezione è girato pochissimo non mi posso lamentare.

Ci sono possibilità, magari se andasse in porto il contratto la discografica che mi dicevi prima, di rivederti a Sanremo?
Non ti nego che me lo potrebbero anche proporre, ma non so, ci dovrei pensare…

Qui intervengo spingendo su Sanremo – Il Festival a cui hai partecipato nel 2000 e’ stato un bel Festival con belle canzoni e nomi importanti … Carmen Consoli, Subsonica, Max Gazzè, mi pare – poi è un’occasione importante per la visibilità e tutte quelle cose che non ti dico perché le sai a memoria…
Si c’erano anche gli Avion Travel, è stato davvero un bel Festival… bho staremo a vedere, prima vediamo se me lo propongono...

E dire che un paio di anni fa avevi detto che avresti voluto smettere?!
Le cose stavano andando molto male, non avevamo date e venivamo da un disco accolto male.

Poi ci mettiamo a parlare dei brani inediti. Mi piace molto oltre a ‘Eternamente…’ che ormai è un classico dei concerti, anche Nato che ho ascoltato diverso tempo fa.
Risponde Sara: Brani inediti ce ne sono davvero tanti, alcuni sono ‘passati’ altri li sentirai anche nel concerto di questa sera.
Andiamo un po’ sul personale: quali sono i tuoi brani preferiti di Moltheni?
Vediamo… qual è il tuo di "Splendore"?
Rispondo Nel potere del Legno, ma in generale oltre al ‘Circuito’ direi Zenith e Finta Gioia
Zenit è davvero figo come pezzo, ma non come l’abbiamo riadattata dal vivo ora, la versione del disco è uno spettacolo… Poi anche Fiducia nel nulla migliore che non per nulla ha dato il titolo al disco.

Qualche altro progetto?
Ho appena finito di registrare un cortometraggio che sarà pronto in autunno, ma non riguarda Moltheni come progetto musicale

E la tua partecipazione al cd dei Marta sui Tubi è confermata?
Ho registrato un coro, ma è una parte minima non si riconoscerà più di tanto che è la mia voce, l’hanno mixata pure molto bassa…

Poi parliamo un po’ della musica italiana (domanda classica che stravolgo con: Parliamo del peggio della musica italiana) – ma evitiamo di fare nomi per iscritto che è meglio – Comunque Moltheni non si tira in dietro su nulla...

Poi si passa a parlare dei membri della band, da Pietro Canali che Umberto definisce come collaboratore insostituibile, al già citato Gianluca Schiavon, sino agli ex Salvatore Russo (che al momento e’ impegnato come produttore, ma potrebbe tornare per collaborare al nuovo disco) sino a Fabio Petrelli che non sta più a Bologna.
Concludiamo la cena, peraltro accompagnata da ottimi vini, con un dolce alla lavanda e una panna cotta ai frutti di bosco, invidiabili, e parliamo di calcio: Mi dispiace che il Bologna sia retrocesso in serie B, così il prossimo anno per vedere il Toro dovrò andare fino a Parma (dice lui)… la serata prosegue con altri discorsi in albergo prima del concerto, acustico solo chitarra e voce.
Roberto Conti


Il concerto

Spesso non è solo cosa senti ma dove lo senti. Ho sentito Moltheni parecchi anni fa quando faceva promozione radiofonica a RadioRai. Ne è passato di tempo e per il cantautore marchigiano è stato abbastanza travagliato. Un disco, Splendore terrore, che ha faticato a venire fuori per i soliti problemi a farsi sentire dalle case discografiche, specialmente ora che, si dice, l’industria è in crisi. Ma Moltheni sembra voler proseguire sulla sua strada. Accanto a un vero focolare e accompagnato da poche candele in una piccolissima, intima sala di una villa padronale di Cameri, sembra spuntare il suo vero io. In acustico, con una sola chitarra ad accompagnarlo suona struggente e passionale, ma mai malinconico. Un Tim Buckley tutto nostro, che predilige storie di rapporti individuali, entro i quali riesce a declinare le coordinate della Storia. Peccato soltanto che non abbia voglia di usare con continuità la sua splendida voce, ma forse ha semplicemente deciso che è meglio così. Non è un compito facile ammaliare con tocchi estatici rinunciando all’epicità. Non so. Per la sua musica qui a Cameri potrebbero servire due sole parole: splendore, terrore.
Milena Ferrante

30 gennaio 2005

Lorenza Negri - Le tante vite di una bibliotecaria

Premio letterario 'Provincia cronica' prima edizione
Lorenza Negri - Le tante vite di una bibliotecaria

Fuori si sta scatenando un furioso temporale. Io al sicuro, protetta dai vetri della finestra, osservo la sua forza dirompente nella staticità della natura che non si lascia sopraffare.
Anche dentro di me c’è un temporale, e i tuoni sono i pensieri che nel mio cervello provocano lampi di consapevolezza che illumina la scena madre. Chi sono? Cosa sto facendo? Perché? Boh. Non lo so: So solo che vivo. Ogni giorno e ogni notte, è un’altra vita.
Oggi come sempre ho scritto a casa. Ho raccontato come vivo la mia vita quotidiana in biblioteca.-Dolce tenera Marina- è così che mi vedono le mie colleghe; non riescono a essere aggressive o invidiose con me: le intimidisce la mia gentilezza e arrendevolezza.
Del resto, in questo luogo mi è naturale, essere cosi: sia nel comportamento sia nel rigoroso modo di vestire. Anche gli abiti che indosso riflettono questo sentire. Mi vesto con colori e tessuti morbidi, leggeri, dai colori tenui,o tailleur dal taglio rigoroso che poco lasciano alla fantasia.
Qui preferisco passare inosservata, cerco di nascondermi anche dietro la pesante montatura degli occhiali, da riposo. I capelli li porto raccolti stretti sulla nuca in uno chignon stretto per non far sfuggire neppure una ciocca.
Mi muovo lentamente, armoniosamente, quasi sfiorando il pavimento, come fanno le ballerine nelle antiche danze russe. Rispondo alle domande delle persone sorridendo e con cortesia. Sono contenta di poterle aiutare a trovare il libro o l’autore che cercano.
Mi sento gioiosamente frenetica e creativa, solo quando compongo la vetrina dei libri della settimana con un argomento particolare. Cerco e trovo tutto ciò che riguarda il tema scelto, sotto tutti i punti di vista, e ho cura di disporre i libri con criteri di importanza ma anche di formato e colori. Perché anche la vista vuole la sua parte.
Questo è il mio modo di liberare la fantasia e la creatività. So che è poco, ma è molto piacevole e poi mi permette di sognare. Mi piace questo ambiente e ci sto molto bene. Qui c’è tanto silenzio, tutto è soffuso, le luci, i suoni, i dialoghi, i pensieri.
L’unico frastuono permesso è il desiderio di conoscere. Si avverte nell’aria, nei mille e più libri raccolti sugli scaffali e negli occhi delle persone che vengono a cercarlo. Anch’io l’aspiro con voluttà e m’inebrio, mi regala un leggero ma piacevole stordimento che mi pacifica con il mondo, con il suo ritmo esasperato, che non mi appartiene.
E’ qui che trovo le risposte a domande ancora da fare, a pensieri che illuminano strade, ancora da percorrere, stimoli e curiosità infinite.
Questa è la vita che mi piace vivere, ogni giorno che il cielo illumina l’alba, nella biblioteca della piccola cittadina di provincia.
Ma appena scende l’oscurità, una energia sconosciuta mi sale dal profondo e mi trasforma e divento un’altra che si chiama Francesca. E’ bello essere e sembrare tante donne diverse. Nessuna personalità è un monolite. A volte può essere un abito che sottolinea, chiarisce perfino, le diverse sfaccettature dell’io. E’ il bellissimo gioco dei ruoli e dell’identità. Giocare con gli abiti può essere divertente, persino liberatorio.
Allora, quando sono Francesca, sciolgo i capelli che come un onda dorata e vaporosa si posano sulle spalle che si rialzano mettendo in mostra i seni impudenti, il corpo snello che si distende sensuale e sinuoso. Mi tolgo gli occhiali che non mi servono più e, gli occhi scintillano al pensiero di ciò che mi aspetta. Anche il viso si rilassa, lasciando una dolce espressione civettuola. Lo specchio mi riflette l’immagine di una bellissima ragazza, prorompente di vita. Finalmente è giunta l’ora per le passioni, rimaste in fremente attesa.
La mente è concentrata su immagini astratte, mentre la mano scopre il quadro in attesa di essere finito. L’osservo con occhio critico e la mano è già con il pennello sui colori. L’ansia creativa mi pervade senza limiti. Il tempo scorre veloce. Ma, lo squillo del telefono mi scuote e mi riporta alla realtà. -E’già, mi aspettano. La notte mi vuole. Anch’io la voglio.-
Eccomi sono pronta. Mi guardo allo specchio, sono soddisfatta dell’immagine che vedo. Però, è stato difficile scegliere cosa indossare, non sapevo chi volevo diventare stasera.
Non sapevo se indossare la giacca di volpe con la camicia in tulle di seta cangiante e shorts, oppure lo spencer in velluto di seta con maniche a sbuffo, e il dolcevita con i fuseaux, abbinandoli alla cintura a morsetto in metallo, e stivali, tutto in nero. Ma poi ho deciso che stasera sarei stata la donna fatale, con indosso un miniabito rosso fuoco a taglio impero in chiffon di seta plissè con fascia di raso a contrasto e scarpe con tacco a spillo. Uno splendore!
Essere una perfetta fashion è entusiasmante, ma molto difficile. Ci vuole molto impegno per crearsi il proprio stile per essere unica. A volte, compro anche tre paia di scarpe dello stesso modello, perché voglio essere l’unica nei dintorni con lo stesso numero che le porta. Appena le vedo su di una rivista le ho già ordinate in qualche sito internet, oppure chiamo tutti i rivenditori di quella marca per verificare la disponibilità del colore e numero. So che devo agire con tempestività e molto anticipo per essere la prima che indossa quel capo in quella stagione, magari anche con più varianti di colore. Tutto ciò senza che si possa giustificare il reale utilizzo. L’importante è essere l’unica, la speciale. Essere la più guardata, additata, ammirata, imitata. Anche stanotte sarò la più bella, la meglio vestita, la star.
Non mi vesto per cambiare la mia vita o me stessa, ma per esprimere un mutamento che c’è già stato. Per dire qualcosa di me di diverso. A volte ho dei momenti di insicurezza: allora non c’è nessun vestito, colore, modello, che mi esprima davvero. Allora dico:- non ho nulla da mettermi-, ma significa solo che qualcosa non va. Che in quel momento non mi piaccio più, che sono confusa. Gli abiti che ho amato ieri non mi rappresentano più. Significa che sto cambiando. Scegliendo un vestito, scelgo nuovamente un pezzetto d’identità.
Quando rientro sono felicemente esausta, è stata un’altra notte fantastica, ho conosciuto persone specialissime, interessanti. Chissà dove andremo insieme, dove mi porteranno questi incontri, cos’altro mi faranno vivere di stupendo. Sono accesa, eccitata, ho voglia di raccontare le cose splendide che mi sono accadute. Ma il sonno mi trascina dolcemente con sé.
Domani è un altro giorno.
La luce si diffonde lentamente e colora la camera con il chiarore dell’alba, sento un cinguettio primaverile, un profumo di caffè mi stuzzica le narici. L’allegro gorgoglio di un ruscello di montagna, mi ricorda che è tutto finto: è solo la sveglia speciale che mi ha regalato la mamma, per darmi un buon risveglio e consolarmi della lontananza. Noi siamo molto amiche, ma ci teniamo a distanza, siamo troppo diverse, ma c’è molta gentilezza, oltre che infinito affetto. Io posso raccontarle solo una delle mie vite, perché non so se capirebbe.
Guardo fuori, il temporale è cessato, l’aria è tersa e profuma di primavera. Mi sento leggera e ho voglia di sognare, come al solito.
Mi cattura sempre più spesso un sogno o è un’ energia che mi pervade?
Sono Gloria, viaggio continuamente per il mondo, in tante città, luoghi bellissimi che da sempre ho desiderato visitare. Ci sono molte persone che sono pazientemente in fila per entrare nella libreria, per avere la mia firma su mio libro appena uscito. Partecipo spesso alla presentazione di film che hanno tratto dai miei libri. Incontro personaggi importanti. Ricevo premi prestigiosi di letteratura. Sono piacevolmente incredula e felice. Vivo tutto con estrema emozione e stupita per gli inattesi e meravigliosi doni che la cornucopia della fortuna mi sta rovesciando addosso.

Ma una profonda tristezza mi ruba il sorriso dal volto, mi sento ingrata, tutto questo e queste meravigliose vite non hanno senso; perché desidero e più di ogni altra cosa l’atto più creativo che esiste.
Desidero dare alla luce una creatura. Voglio piccole mani che si affidano alle mie, ansiose di conoscere il mondo. Voglio vedere occhi stupiti di tutto ciò che è vita. Voglio lanciare la mia vita come freccia verso l’universo infinito.
E’ questo il sogno più bello, fatto con la consapevolezza della vera vita che desidero.
Con Marina, dolce deriva sul mare della serenità.
Con Francesca pura energia vitale.
Con Gloria che crea emozioni.
O chissà quale altra me, che ancora non conosco.